THANK YOU! 2014 IN REVIEW AND… HAPPY 2015!

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I’ve just got 2014 WordPress report for Ashtanga Yoga Italia blog. Here’s an excerpt:

The concert hall at the Sydney Opera House holds 2,700 people. This blog was viewed about 56,000 times in 2014. If it were a concert at Sydney Opera House, it would take about 21 sold-out performances for that many people to see it.

The busiest day of the year was June 26th with 4,227 views. The most popular post that day was THINGS CHANGE… IN MYSORE AS WELL.

 

Overall, these are the posts that you read the most in 2014:

1 IS YOGA PHYSICAL, SPIRITUAL OR RELIGIOUS? RECOUNTED BY EDDIE STERN

2 MIRACLES A CASTOR OIL BATH CAN MAKE TO YOU

3 WHEN DO YOU KNOW YOU ARE DOING YOGA? A VIEW BY DAVID SWENSON

4 THINGS CHANGE… IN MYSORE AS WELL

5 THE THOUSAND BENEFITS OF UJJAYI BREATH

 

Where have you been reading from?

Well, from 150 countries!
Most of you came from The United States. Italy & India were not far behind.

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Thank you for all your support, your presence, your likes and messages, for commenting and sharing. All this would make no sense without you! HAPPY 2015, keep doing what you love!

Rosa

 

PS: See you in the new year and, if you wish, follow the blog to receive updates directly in your inbox. Your support matters to me!

GRAZIE! 2014 IN RASSEGNA E… BUON 2015!

 

Ho appena ricevuto il report 2014 da WordPress relativo al blog di Ashtanga Yoga Italia. Questo un estratto:

La sala concerti della Sydney Opera House contiene 2,700 persone. Questo blog è stato visto 56,000 volte nel 2014. Se si fosse trattato di un concerto alla Sydney Opera House, ci sarebbero voluti 21 concerti tutti esauriti per contenere altrettante persone.

Il giorno più affollato dell’anno è stato il 26 giugno con 4,227 viste. Quel giorno il post più popolare è stato LE COSE CAMBIANO… ANCHE A MYSORE.

 

Nel totale, questi i post che avete più letto nel 2014:

1 IS YOGA PHYSICAL, SPIRITUAL OR RELIGIOUS? RECOUNTED BY EDDIE STERN – E’ lo yoga fisico, spirituale o religioso? Raccontato da Eddie Stern

2 MIRACLES A CASTOR OIL BATH CAN MAKE TO YOU – I miracoli di un bagno con l’olio di ricino

3 WHEN DO YOU KNOW YOU ARE DOING YOGA? A VIEW BY DAVID SWENSON – Quando sai che stai facendo yoga? Il punto di vista di David Swenson

4 THINGS CHANGE… IN MYSORE AS WELL – Le cose cambiano… anche a Mysore!

5 THE THOUSAND BENEFITS OF UJJAYI BREATH – I mille benefici del respiro Ujjayi

 

Da dove avete letto?

Da più di 150 Paesi! La maggior parte di voi ha letto dagli Stati Uniti. Seguono a breve distanza Italia e India.

happy-2015-ashtanga-yoga-italia-milanoGrazie a tutti per il vostro supporto, la vostra presenza, i vostri ‘mi piace’ e messaggi, per i commenti e le condivisioni. Tutto questo non avrebbe senso senza di voi! BUON 2015, e continuate a fare ciò che amate!

Rosa

 

PS: Ci vediamo nel nuovo anno e, se lo desiderate, seguite il blog per ricevere comodamente i nuovi articoli direttamente nella vostra mail! Il vostro supporto è importante per me!

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THE SUNSET WALK

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Sunset-walk-Anjuna-Goa-theprimerose-photography-by-Rosa-Tagliafierro-ashtanga-yoga-with-Rolf-NaujokatIf you practice ashtanga yoga with Rolf and Marci Naujokat at Yogabones, and especially if:

– it’s your first time here

– you travel solo

– you hang out with other of students

then you’re bound to do certain things. Amongst those, you’re bound to go for “the sunset walk”. What’s that?

Every night at sunset, Rolf loves to walk up the Arjuna cliff together with his 8 dogs. Quite a few of his students like to join him as well to enjoy a 20/25 minutes walk one way (which if you drive a scooter or bike, after a while, is highly needed) to savor the view of the sun disappearing over the Arabian Sea… and when it happens, everybody just sits still and silent for a short meditation.

The walk in itself is very pretty and an easy one, so it can be done even in flip flops. Just make sure they’re not going to burst along the way… it took me 40 minutes to walk back barefoot on one night and it wasn’t much fun 😉

The walk can reserve quite a few surprises. Have a look at the gallery for some of them 🙂

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LA PASSEGGIATA DEL TRAMONTO

Se pratichi ashtanga yoga con Rolf e Marci Naujokat a Yogabones, ed in particolare se:

– è la tua prima volta qui

– viaggi da solo

– frequenti gli altri studenti

allora sei destinato a fare alcune cose. Tra queste, sei destinato a prender parte a “la passeggiata del tramonto”. Che cos’è?

Ogni sera al tramonto, Rolf ama camminare per raggiungere la scogliera di Arjuna con i suoi 8 cani. Alcuni dei suoi studenti amano unirsi a lui per godersi una camminata di circa 20/25 minuti in una direzione (che se guidi uno scooter o una moto, dopo un po’ diventa una vera e propria necessità) per approfittare della vista del sole che cala sul Mar Arabico… e quando questo avviene, ognuno siede fermo ed in silenzio per una breve meditazione.

Lo stesso sentiero è molto bello e facile da fare, tanto che si può andare anche con gli infradito. Fa solo attenzione che non decidano di rompersi lungo il percorso… mi ci sono voluti 40 minuti per tornare indietro a piedi nudi e diciamo che non è stato molto divertente 😉

E la cammiata può riservare sorprese che non ti aspetti. Visiona la galleria per alcune di esse 🙂

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WHAT IS DEDICATION TO THE PRACTICE?

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Tropical-Rain

Friday, Dec 12 – It’s 4.50 am, the alarm just went off. Today is led class with Rolf. It has been heavily raining all night, so I drive to the shala with a friend a bit earlier to make sure we can get a spot in the middle of it, where it is more likely to be dry (reminder: the shala is open on all sides).

Everything is rather wet on the way to Artjuna Cafè (where the shala is), though while parking the scooter, unrolling the mat and getting ready for class I would never have expected what was coming next!

It’s 6am, Rolf enters the shala and everybody stand up for the opening mantra. And then, just half way through 1st Surya Namaskara raindrops on the rooftop start to make a noise. Than I learned with a surprise that the apparently shaky roof is solid enough to protect us from the rain. In a few minutes, the little rain becomes a loud thunderstorm: we’re through the standing postures and the rain is so strong that Rolf’s voice can’t be heard any longer. The power goes off,  practice keeps going in the dark. When it’s time for utthita hasta padangusthasana, everybody is challenged to keep the balance. At this point, people in the front start getting water under their mats. The ones at the sides start getting water over their mats. Humidity is at a high. Draft air all over the place. Mosquitoes arrive in storms as it’s dawning.

Still, the only sounds are Rolf’s voice, the ujjayi breath, the rhythm of the falling rain on the plastic rooftop and all around… Rolf’s counting is unshaken, just the usual as ever. Students, on their side, keep the pace, the breath and the focus, apparently untouched by what’s going on.

Dedication is at its peak.

And in all that, there is an amazing beauty.

And when the class is over (including shavasana as always), everybody has a big big smile on its face though the rain is still heavily pouring down. Nobody complains, everyone is excited and happy for having been part of something kind of magic. We will always remember this morning practice.

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Mysore practice at Yogabones – photo by Ambhika

 

 

COS’E’ LA DEDIZIONE ALLA PRATICA?

Venerdì, 12 dicembre – Sono le 4.50h, la sveglia ha appena suonato. Oggi c’è la classe guidata con Rolf. Ha piovuto forte per quasi tutta la notte, così decido di andare alla shala insieme ad un’amica un pochino prima del solito per prendere un posto verso il centro, dov’è più probabile che il pavimento sia asciutto (reminder: la shala è aperta su tutti e 4 i lati). Lungo il tragitto verso l’Artjuna Café tutto è bagnato, ma devo ammettere che mentre parcheggio lo scooter, stendo il tappetino e mi preparo per la classe non mi sfiora neanche l’idea di quello che sta per succedere…

Sono le 6h, Rolf entra nella shala e tutti si alzano per il canto del mantra di apertura. Siamo solo a metà del prima saluto al sole che comincia a sentirsi il rumore delle gocce di pioggia che cadono sul tetto di plastica, che scopro – con mia grande sorpresa – essere solido abbastanza per ripararci dalla pioggia. In pochi minuti, le gocce si trasformano in un vero e abbondante temporale tropicale: siamo solo alle posizioni in piedi e la pioggia è così forte da non riuscire più a sentire la voce di Rolf. La luce va presto via, continuiamo a praticare al buio. Quando è il momento di utthita hasta padangustasana, ognuno lotta per mantenere l’equilibrio che in assenza di luce diventa ancora più complicato. A questo punto i praticanti in prima fila cominciano ad avere acqua che filtra sotto i loro tappetini. I praticanti ai lati cominciano ad avere acqua sopra i loro tappetini. L’umidità è al massimo. Il vento si fa sentire. Uno stormo di zanzare arriva a banchettare insieme alla prima luce del giorno.

I soli suoni che si sentono sono la voce di Rolf, il respiro ujjayi, il ritmo della pioggia che cade sul tetto di plastica e tutt’intorno a noi… Rolf continua a contare come se nulla fosse. Gli studenti, dal canto loro, mantengono il ritmo, il respiro e la concentrazione, apparentemente non toccati da tutto quanto sta succedendo.

La dedizione alla pratica è al massimo.

Ed in tutto questo, c’è una straordinaria bellezza.

E quando la classe finisce (incluso shavasana come sempre), ognuno ha un grande sorriso sul volto nonostante la pioggia non abbia ancora smesso. Nessuno si lamenta, tutti sono eccitati e felici per aver preso parte ad un qualcosa di pressocchè magico. Nessuno dimenticherà mai la pratica di stamattina.

 

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A WRAP UP OF 10 DAYS ASHTANGA YOGA PRACTICE AT YOGABONES… WITH A LITTLE IYENGAR

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ashtanga-yoga-in-Goa-with-Rolf-and-Marci-NaujokatIntense!

Very intense!

So the first 10 days of Ashtanga yoga practice with Rolf and Marci here in Goa! Have you ever been wondering why you only practice 5 days per week at Yogabones? Well, I used to and now I understand: you really need some time off to recover 🙂

Every part of the body is getting extra stretch. Today, my quads and hamstrings are still strongly feeling the new opening works Marci assigned to me on Monday to be done before laghu vajrasana and kapotasana. And those came in addition to the shoulders openings and backbend re-training exercises I got last week. Hence, no wonder why the time you spend practicing becomes everyday longer… mine is now a 2h40′ practice, though some of the more advanced students can spend between 3 and 4 hours on their mat.

People close to me know that I love to apply the alignment principles I learned from Anusara yoga to my personal Ashtanga practice as well as teaching them, because they hugely improved my practice. Hence, all this preparatory works that Rolf and Marci ask us to do – and which must come from an Iyengar background – relates to me sooooooo much!

So, if you study with them, get ready to learn a lot from this rather unique approach to Ashtanga yoga that they have, while still being rather traditional on everything else!

As Rolf and Marci only teach 5 days a week, and if you wish so, they invite you to practice on Saturday and/or Sunday just next door (or should I say a mosquito net away :-)) with Ian, a teacher from UK which has such a lovely BBC-English accent rather unusual around here. Ian teaches Iyengar-based classes and his shala is nicer than the one we’re using and fully equipped with ropes, chairs and any other support you normally find in an Iyengar yogashala. So, I couldn’t resist dropping in last Saturday for my first ever Iyengar class and…

I loved it! I loved the slower pace, the time you spend settling in a posture and just breath while allowing your body to open: it actually was a very nice balance and complementary work to what we’re doing in ashtanga! And, surprise surprise, not restorative at all as I thought. In reality, it was kind of going through Marci’s adjustments for 2.5h. Yes, 2.5h! As there were only 6 students of us, Ian changed the schedule and instead of planned 1.5h asana and 1.5h pranayama, he had us do a longer asana practice focused on hip openers and backbends… Useless to say, I felt taller at the end and my hips felt ‘weird’ in such a very good way for the rest of the day!! So, I highly recommend it and I’m definitely dropping in next week-end as well 🙂

And by the way, you might want to know that Marci is gone since Tuesday – rumours say visiting family in the USA for the next 3 weeks – so if you’re planning to come around, know that for the time being Rolf is teaching on his own assisted by 2/3 of his students.

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Iyengar-style-yoga-practice

 

 

UN RIASSUNTO DI 10 GIORNI DI PRATICA A YOGABONES CON ROLF E MARCI… CON UN POCHINO DI IYENGAR 🙂

 

Intensi!

Molto intensi!

Ecco come sono stati i primi 10 giorni di pratica di Ashtanga yoga con Rolf e Marci qui a Goa. Vi siete mai chiesti perché da Yogabones si pratica solo 5 giorni a settimana? Bene, io ero solita chiedermelo ed ora capisco: perché hai veramente bisogno di un po’ di tempo per permettere al tuo corpo di recuperare dopo un lavoro così profondo 🙂

Ogni singola parte del corpo qui subisce un extra stretch. Oggi, a distanza di 3 giorni, i miei quadricipiti nonché bicipiti femorali sentono ancora fortemente i nuovi lavori di apertura che Marci mi ha assegnato lunedì in preparazione a laghu vajrasana e kapotasana. E questi in aggiunta agli esercizi di apertura delle spalle e al nuovo modo di approcciare gli inarcamenti indietro che mi ha assegnato la settimana scorsa. Pertanto, non c’è da meravigliarsi del fatto che ogni giorno la pratica con loro diventa più lunga… personalmente, ora sono ad una pratica di circa 2h40′, ma ci sono studenti più avanzati che ci impiegano tra le 3h e le 4h.

Le persone che mi conoscono sanno che amo applicare i principi di allineamento che ho imparato con lo studio dell’Anusara yoga alla mia pratica di Ashtanga così come a trasferirli quando insegno. Pertanto, tutti questi lavori che Rolf e Marci ci fanno fare di apertura – e che sicuramente hanno una radice Iyengar – mi risuonano totalmente!

Pertanto, siate pronti ad imparare un sacco da questo approccio molto particolare all’Ashtanga yoga che resta comunque del tutto tradizionale sotto gli altri punti di vista!

Dal momento che Rolf e Marci insegnano solo 5 giorni a settimana, raccomandano, a coloro che lo desiderano, di praticare il sabato e/o la domenica con Ian che insegna proprio alla porta accanto (o forse dovrei dire “giusto una zanzariera più in là”, nel vero senso della parola :-D). Ian insegna classi Iyengar-based, viene dall’Inghilterra e ha un accento BBC-English completamente inusuale qui nei dintorni. La shala dove insegna è decisamente più carina di quella dove pratichiamo noi ed è equipaggiata con funi, sedie ed ogni supporto che normalmente si trova in una scuola Iyengar. Così, sabato non ho resistito e ho provato la mia prima classe di Iyengar, anche se Ian ha tenuto a specificare che per noi ha tenuto un ritmo un pochino più intenso del solito, e…

Me ne sono innamorata. Mi è piaciuto il ritmo più lento, il tempo che ti prendi per entrare comodamente in una posizione e semplicemente respirare permettendo al corpo di aprirsi: l’ho trovato un valido bilanciamento nonché un lavoro del tutto complementare a quanto si fa in ashtanga! Ed in effetti, non è stato per nulla ristorativo come pensavo. In effetti, ho avuto l’impressione di essere soggetta agli aggiustamenti di Marci per 2.5h. Eh si, proprio 2h e mezzo!! Siccome eravamo solo in 6 studenti, Ian ha cambiato la programmazione e, invece di fare 1.5h asana e 1.5h di pranayama, ci ha guidato in una sessione di asana più lunga per meglio focalizzare l’apertura delle anche e gli inarcamenti indietro… Inutile dire che alla fine mi sentivo di almeno 2cm più alta mentre le mie anche avevano una ‘strana’ – in senso buono – mobilità per il resto della giornata. Pertanto, sicuramente consigliato tanto che io ci ritorno il prossimo week-end! 😉

Infine, da sapere che Marci è via da martedì – voci dicono che sia andata a visitare la sua famiglia negli Stati Uniti e che resterà via per le prossime 3 settimane – pertanto se stai pianificando di essere qui a praticare da Yogabones considera che sta insegnando solo Rolf con l’aiuto di 2/3 studenti che lo assistono.

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ASHTANGA YOGA AT YOGABONES – A TASTE OF PRACTICE WITH ROLF AND MARCI NAUJOKAT IN GOA

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“Rolf is a fantastic teacher and a very charismatic person. I would definitely say that he’s the most inspiring yogi I have met so far. He is extremely humble, down to earth and just radiates goodness and compassion. If you get the chance to study with him you should definitely take it!” – my friend Ida

Dec 2, 2014 – When on Sept 5 I got the message from KPJAYI that I wasn’t in for December (shame on me, I sent the application form with a delay of 15.5 hours!!), I felt like having no other choice. First thought was to wait and apply for January, this time being ready to send in the application at midnight Indian time, but no way to take January off from teaching. Second thought was to go back to Rishikesh to study with Kamal Singh, though Dec/Jan gets too cold for me up there. So, why not to enjoy some sun in Goa? Most of the dedicated ashtanga practitioners I’ve met in my previous trips to Mysore had studied with Rolf and Marci at a certain point. So I asked my friend Ida, who studied with them for some months last year, what was her thought on that and above is part of the answer. Would you have had any doubt in enrolling? I had none!

And I’m so happy I did it!

Just 2 days practicing with Rolf and I have already got a taste of what Ida was talking about. When arriving at the shala yesterday (now at Artjuna café), Rolf was still adjusting on his own as Marci hadn’t shown up yet (I hear she usually comes in later, just before 7am. The first shift starts at 5am.). I was excited but feeling calm as there was a quite and peaceful atmosphere all around. About 30 students doing their practices and just a bunch of us queuing, a few on their first day. In just a few minutes, Marci joined and the ‘one more’ was resumed. It was my time to enter the shala, which is actually outdoors (see pics)…

Rolf asked for my name (which he has remembered all time through!!), checked on his list of presence, asked me if I was a Lino Miele’s student (as I’m from Italy) and when I said ‘no, I’m practicing on my own since 2 years’, he answered ‘Good. Today only primary. Then starting tomorrow you’ll build up your second series at your own pace’. As I was feeling stiff and tired from all the travelling, primary was a blessing.

And today up to kapotasana, as agreed yesterday with Rolf. Lately I’ve been doing quite a lot of handstands and my shoulders have become tighter and tighter, so Marci made a point and had myself move to the ‘torture wall’ 🙂 which I happened to love! (She has people with tightness in hips and/or back to move up to a little wall on the left-hand side of the shala before the finishing sequence and use props to help opening up. Apparently everybody ends up there). She made me work with 3 different blocks and 1 strap on 2 different upper-back openers… I’ve never felt my quads burning sooooooooooo much, never in my life! Apparently that was good, as I was no longer engaging the buttocks to uplift myself in backbend.

Well, I’d say if these 2 days have been a taste of what is expecting me for the next 6 weeks, than I have an interesting and productive time ahead 🙂

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Here a few pics from the shala (sorry, iPhone taken). Click on one of them for slideshow and description.

And here a few shots (again iPhone taken, sorry) of the surroundings to get a look-and-feel of Anjuna 🙂 Click on one of them for slideshow and description.

 

ASHTANGA YOGA A YOGABONES – UN ASSAGGIO DELLA PRATICA CON ROLF E MARCI NAUJOKAT A GOA

“Rolf è un insegnante fantastico ed una persona molto carismatica. Direi sicuramente che tra tutti gli yogi che ho incontrato finora è colui che mi ha ispirato di più. E’ estremamente umile, pragmatico e irradia semplicemente bontà e compassione. Se hai l’opportunità di praticare con lui, dovresti sicuramente afferrarla!” – la mia amica Ida

2 dic 2014 – Quando il 5 settembre ho ricevuto il messaggio dal K.Pattabhi Jois Ashtanga Yoga Institute che i posti per dicembre erano già tutti esauriti (mea culpa, ho inviato la richiesta di iscrizione con un ritardo di 15.5h!!) mi sembrava di non avere altre scelte. Poi il primo pensiero è stato di aspettare e provare per gennaio, questa volta assicurandomi di inviare la richiesta esattamente alla mezzanotte ora indiana del 1 ottobre, ma impossibile prendermi una ‘vacanza’ dall’insegnamento in gennaio. Il secondo pensiero è stato di tornare a Rishikesh a praticare con Kamal Singh, nonostante a dic/gen fa decisamente freddo lì ai piedi dell’Himalaya. E allora perché non approfittare di un po’ di sole a Goa? La maggior parte degli studenti seri di ashtanga che ho incontrato nei miei viaggi a Mysore hanno praticato con Rolf & Marci ad un certo punto. Così mi sono decisa a chiedere alla mia amica Ida, che l’anno scorso ha praticato con loro per alcuni mesi, la sua opinione e sopra un pezzo della sua risposta. Dopo aver letto questo, avreste avuto dubbi a registrarvi? Io non ne ho avuto nessuno!

E sono così felice di averlo fatto!

Solo 2 giorni di pratica con Rolf sono stati abbastanza per avere un’idea piuttosto chiara di cosa Ida stesse parlando. Quando sono arrivata alla shala ieri (ora all’interno del caffè Artjuna), Rolf era da solo. Marci non c’era ancora ad aiutarlo con gli aggiustamenti (ho sentito dire che di solito lei arriva più tardi di lui, intorno alle 7. Lui è lì dalle 5h, quando il primo turno comincia). Ero emozionata all’idea della prima pratica qui a Goa e con loro ma nonostante tutto mi sentivo calma, essendoci tutt’intorno un’atmosfera di pace e tranquillità. Circa 30 studenti stavano facendo la loro pratica e sono un piccolo gruppetto di noi in coda in attesa di iniziare, per molti il primo giorno. Dopo pochi minuti ecco arrivare Marci e la chiamata ‘ancora uno’ riprende. Era il mio turno di entrare nella shala, che in effetti è all’area aperta (vedi foto)…

Rolf mi ha chiesto il nome (che si è poi ricordato per tutto il tempo!!), ha controllato sulla sua lista presenze, mi ha chiesto se praticavo con Lino Miele (perché sono italiana mi ha spiegato) and quando ho detto ‘no, sono 2 anni che pratico da sola’ mi ha risposto: ‘Bene. Oggi solo la prima serie. Da domani comincerai a lavorare al tuo ritmo sulla seconda serie.’ Sentendomi stanca e rigida dal lungo viaggio, sentirmi dire solo la prima serie è stata una benedizione!

Ed oggi fino a kapotasana, come concordato ieri con Rolf. Ultimamente ho praticato spesso la verticale sulla braccia e le mie spalle hanno cominciato a diventare sempre più chiuse, così durante la mia sequenza di backbending Marci ha toccato il tasto ed eccomi finire al ‘muro delle torture’ 🙂 che in effetti è stato un po’ come la manna dal cielo! (Marci lavora molto sugli allineamenti e su esercizi di apertura, per cui fa si che coloro che hanno le anche chiuse o più o meno difficoltà negli inarcamenti indietro si spostino – prima della sequenza finale – verso il muro basso sul lato sinistro della shala e usa attrezzi e supporti per aiutare a farti aprire le parti incriminate. Da quel che ho sentito, prima o poi tutti finiscono lì). Mi ha fatto lavorare con 3 diversi blocchi e 1 cintura su 2 esercizi diversi di apertura delle spalle… Non ho mai sentito i miei quadricipiti bruciare così tanto, mai in vita mai, tanto da pensare che andassero a fuoco! Ma apparentemente era una cosa buona, dal momento che non stavo più utilizzando i glutei per spingermi su nel ponte.

Insomma, se questi 2 giorni sono stati un assaggio di cosa mi aspetta per le prossime 6 settimane, allora direi che sarà un periodo interessante e produttivo.

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AND TODAY, WHAT ARE YOU GRATEFUL FOR?

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I am grateful for my limits
that teach me patience and pace

I am grateful for challenge, defeat, and loss

They teach me hope is not a light at the end of the dark tunnel
It’s the ember burning within me that I forgot to fan

I am grateful to my teachers
for introducing me to myself

I am grateful for my past
that has delivered me to my present

I am grateful for all I have found and all I have lost
Both remind me I can live with and without

I am grateful for silence and for laughter
And for my ears that can hear both

I am grateful to my heart
that beats and breaks and heals

I am grateful for the fullness of my life
For the brief, heartbreaking, heartwarming fullness of life.

by Jeanie Manchester

 

 

E OGGI, PER COSA SEI GRATO?

 

La gratitudine è la memoria del cuore

– Jean Baptiste Massieu

 

 

Sono grata ai miei limiti
che mi insegnano pazienza e pace

Sono grata alle sfide, alle sconfitte e alle perdite
per insegnarmi che la speranza non è una luce in fondo al tunnel
ma le braci che ardono dentro di me alle quali ho dimenticato di dare vento

Sono grata ai miei insegnanti
per aver introdotto me stesso a me stesso

Sono grata al mio passato
per avermi condotto al mio presente

Sono grata a tutto ciò che ho trovato e che ho perso
perchè entrambi mi ricordano che posso vivere con e senza

Sono grata al silenzio e al sorriso
e alle mie orecchie che possono ascoltare entrambi

Sono grata al mio cuore
che batte, si rompe e guarisce

Sono grata alla pienezza della mia vita
alla breve, straziante, commovente pienezza della vita.

di Jeanie Manchester

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THANK YOU MOTHER INDIA!

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This are facts:

1/ India ranks 122nd of 138 nations on gender equality;

2/ In some rural Indian areas, more than 50% of girls are still married before age 15;

3/ 8,233 women were killed across India in 2012 (and more than 6000 per year on average) because of disputes over dowry payments, according to the National Crime Records Bureau, though dowries are formally prohibited by Indian law;

4/ Female education is still considerably lower than male education.

Another fact is that India is the land of yoga’s origins, where it was born and from where it has spread. All these facts made sense to me when I heard of Yoga Gives Back – a non profit organization dedicated to raising awareness and funds in order to alleviate poverty in India empowering women and children to build sustainable livelihoods trough micro-credit and education funds. And all these sprouts from the desire of its co-founder, Kayoko Mitsumatsu, an ashtanga yoga practitioner herself, to give something back to India for the huge present of yoga we have received from it. And I must say, it didn’t take me more than learning that the funded mothers have to put aside only 50 rupees (about 80 cents) per months to guarantee the scholarship of their daughters to buy me in. And that’s because I think it is important to feed somebody, but even more to create the foundations for a better future… and that starts with education.

Did you know that:

  •  $15 per month are enough for a mother to start her own business in rural villages in West Bengal or a young daughter can stay in school avoiding child labor and child marriage?
  • $25 per month are enough for a high school student to finish his/her education and aim for higher college education in Karnataka and West Bengal?
  • $45 per month are enough for an orphaned child to get full education and medical attention in Karnataka?

For our Western standards this is really not much, but indeed enough in India to change a life or even more. Thanks to the funds raised up to now, currently Yoga Gives Back is supporting:

  • 209 mothers with micro-credit, with an average income increase of 600%, each mother also saving every month for her daughter’s higher education
  • 209 daughters remain in school, avoiding child labor or child marriage
  • 21 orphaned children funded for their education and living, 1 girl is now in college
  • 1 boy is advancing well through Dental Medical College
  • 64 girls and boys are provided with Scholarship for Higher Education for 5 years to complete high school or college degree

So, thank you to all of the students who participated to the fund-raising yoga class with Alessandra di Prampero and myself at Sattva Studio last Saturday, your partecipation was well beyond all expectations!!! Thank you on behalf of Yoga Gives Back as well!! Here some of the pictures:

If you wish to learn how you can contribute as well, check Yoga Gives Back website.

 

GRAZIE MADRE INDIA!

 

Questi sono fatti:

1/ India si posiziona 122ma su 138 nazioni per la parità di generi;

2/ In alcune aree rurali Indiane, ancora più del 50% delle ragazze sono date in matrimonio prima dei 15 anni;

3/ 8,233 donne sono state uccise in India nel 2012 (e con una media superiore alle 6000 per anno) a causa di dispute relative alla dote, come riportato dal National Crime Records Bureau, sebbene oggi la dote sia proibita dalla legge Indiana;

4/ Il grado di educazione femminile è ancora considerevolmente inferiore a quello maschile.

Un altro fatto è che l’India è la terra delle origini dello yoga, dove si è sviluppato e diffuso in tutto il mondo. Tutti questi fatti hanno avuto un senso per me quando ho sentito parlare di  Yoga Gives Back – un’organizzazione non profit che si dedica ad aumentare la consapevolezza e raccogliere fondi per alleviare la povertà in India aiutando donne e bambine indiane a creare delle condizioni di vita sostenibili, grazie all’utilizzo di micro-finanziamenti e fondi allo studio. Tutto ciò nasce dal desiderio della fondatrice, Kayoko Mitsumatsu, anche lei una praticante di ashtanga yoga, di dare qualcosa indietro all’India per il grande dono che ci ha fatto attraverso lo yoga. E devo dire che, quando ho saputo che le donne che ricevevano i micro-finanziamenti dovevano almeno risparmiare 50 rupie al mese (70 centesimi di €!!!) per garantire gli studi delle loro bambine, ho trovato tutto ciò meraviglioso… perchè è importante sfamare oggi, ma ancora di più garantire una vita possibilmente migliore alle future generazioni… e l’educazione è alla base di tutto ciò.

Sapete che:

  •  $15 al mese sono abbastanza per una madre per dare inizio ad una sua attività di business in villaggi rurali del West Bengala o per una giovane figlia continuare ad andare a scuola evitando così il lavoro minorile o un matrimonio precoce?
  • $25 al mese sono abbastanza per uno studente delle superiori per finire gli studi in Karnataka o nel West Bengala?
  • $45 al mese sono abbastanza per un bambino orfano per accedere alla scuola e alle cure mediche in Karnataka?

Per i nostri standard occidentali, decisamente non è molto. Ma in un Paese come l’India, questo ‘non molto’ può cambiare una o più vite. Grazie ai fondi raccolti fino ad oggi, Yoga Gives Back al momento supporta:

  • 209 madri attraverso il micro-credito, le quali in media hanno una crescita dei guadagni del 600%. In aggiunta, ogni madre risparmia ogni mese per l’educazione di una figlia;
  • 209 figlie restano a scuole, evitando il lavoro minorile e matrimoni precoci;
  • 21 bambini orfani sono sostenuti in tutto, dal vitto e alloggio alla scuola. 1 ragazza è ora alle scuole superiori;
  • 1 ragazzo sta studiando con successo per diventare dentista;
  • 64 ragazze e ragazzi sono sovvenzionati con borse di studio per 5 anni per completare le scuole superiori.

Pertanto, GRAZIE a tutti gli studenti che erano presenti alla classe di yoga con Alessandra di Prampero e la sottoscritta al Sattva Studio lo scorso sabato per aver contribuito alla causa di Yoga Gives Back: la vostra partecipazione è stata superiore ad ogni aspettativa!!! Grazie anche per conto di Yoga Gives Back! Guardate su la galleria con alcune delle immagini scattate all’evento.

Se invece siete interessati a saperne di più su come contribuire anche voi, visitate il sito di Yoga Gives Back.

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NOV 1, CHARITY YOGA CLASS IN MILAN – DON’T MISS IT!

– scorrere giù per la versione in italiano –

Are you in Milano tomorrow, Saturday  Nov 1st?

Than don’t miss the charity yoga class in favour of Yoga Gives Back a non-profit organization dedicated to raising awareness and funds to alleviate poverty in India, providing micro loans for mothers and education funds to children!

Together with Alessandra di Prampero, Anusara® Yoga Certified teacher, I will co-teach at an event whose proceeds will be 100% donated to Yoga Gives Back. The theme of the class will be the Gratitude – the Memory of the Heart – to remember who we really are and move from that inner space. Rendez-vous at Sattva Studio, via Sangro 31 Milano, at 10am. Attendance is free, the class is suitable to all levels and donations are welcome! 🙂 See attached flyer for full details.

Feel good, do good!

Just a few spots still available, book yours now! 🙂

 

SABATO 1 NOV, CLASSE DI YOGA

DI BENEFICENZA A FAVORE DI YOGA GIVES BACK

 

Siete a Milano domani, sabato 1 novembre?

Essendo festivo, la consueta lezione di Ashtanga in stile Mysore delle 10h non si terrà. Ma se avete voglia di praticare, e ancora di più se avete voglia di far del bene facendovi del bene, terrò con Alessandra di Prampero – bravissima insegnante certificata di Anusara Yoga – una lezione di yoga di beneficenza a favore di Yoga Gives Back (YGB), un’organizzazione no-profit che aiuta donne e bambini indiani attraverso il sistema del microfinanziamento e fondi allo studio.

Considerate che con il costo di una classe di yoga in Italia, potete cambiare una vita in India!

Per ovvi motivi :-), abbiamo scelto come tema della lezione di sabato ‘La Memoria del Cuore’, ovvero la Gratitudine. La classe si terrà al Sattva Studio (via Sangro 31, Milano), sarà di 2h (dalle 10h alle 12h), accessibile a tutti i livelli e ad offerta libera. Il 100% del ricavato sarà destinato a YGB.
Ci sono ancora alcuni posti, prenotate subito il vostro!

Per maggiori informazioni vi allego il flyer dell’evento. Per qualsiasi altra domanda, non esitate a chiedermi!

Se, invece, avete voglia di saperne di più su Yoga Gives Back, controllate il sito www.yogagivesback.org

classe-di-yoga-a-favore-di-Yoga-Gives-Back-alessandra-di-prampero-rosa-tagliafierro

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GRAB A LITTLE TIME FOR YOURSELF!

– scorrere giù per la versione in italiano –

exhausted

Ever felt exhausted? Ever been on those periods when it seems like you have no time at all for yourself? When your regular practices are falling behind and more than holding your centre you’re hopping in hope of striking a balance?

Well, I bet this happens to all of us every now and than… sometimes more every now and again 🙂 So, what to do on those time periods to carve out a moment for oneself?

My first anchor is always my personal ashtanga yoga practice, which at times can become a bit shorter than usual to accommodate a busy schedule, but it’s always there to help me rooting. But what if you still don’t have a daily yoga practice?

Recently I discovered Pariyatti.org, a Dharma website which offers a wide range of material related to Vipassana, amongst which a free e-mail service called ‘Daily Words’. I just left my e-mail address and I’m now receiving every morning at 7am an e-mail with a short teaching by the Buddha directly in my inbox and it makes my day start in a different – better – way. Here, for example, the one I got yesterday morning.

Train yourself in doing good
that lasts and brings happiness.
Cultivate generosity, the life of peace,
and a mind of boundless love.

Itivuttaka 1.22

Take just a few minutes for yourself, is it to read 2 lines of your favorite book, an e-mail with Buddha’s teachings sent to you, to listen to your favorite piece of music or just to do a few sun salutations or whatever else makes you feel good. Choose what works best for you, but never underestimate that little time you take for yourself even on the busiest day, because that is the recharge you need the most!

And for you, what is your favorite way to recharge the batteries? Share in the comments if you wish 🙂

 

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Here the link to the Daily words of the Buddha if you wish to receive them in your inbox as well. Just select your favorite language (available in English, French, Spanish, Italian and more) and leave your email address.

As to music, the hang is currently my favorite instrument which I like to listen to at the end of a busy day. Here one of my favorite tune by Paolo Borghi. Enjoy!

 

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PRENDI UN PO’ DI TEMPO PER TE STESSO!

 

Ti sei mai sentito completamente esausto? Mai avuto uno di quei periodi in cui non hai un attimo di tempo per te stesso? Quando le tue pratiche solite cominciano a perdere colpi e più che restare centrato su te stesso sai i salti mortali per mantenere un certo equilibrio?

Scommetto che tutti noi attraversiamo alcuni di questi momento ogni tanto… a volte più spesso di quanto vorremno 🙂 Allora, cosa fare in quei periodi per ritagliarsi un po’ di tempo per sè?

La mia prima ancora è la pratica di ashtanga yoga quotidiana, che talvolta può accorciarsi un po’ per fare spazio ad un’agenda più affollata ma che è sempre presente per mantenermi radicata. Ma cosa fare se non hai ancora una tua pratica di yoga quotidiana?

Recentemente ho scoperto Pariyatti.org, un sito internet totalmente dedicato al Dharma che offre un ampio spettro di materiali legati al dharma e alla vipassana, tra cui anche un servizio gratuito di e-mail chiamato ‘Daily Words’ – parole quotidiane. Ho semplicemente lasciato il mio indirizzo e-mail ed ora ricevo ogni mattina alle 7h una mail con un breve insegnamento del Buddha e posso dire che ora le mie giornate cominciano in modo diverso – migliore. Ad esempio, questo l’insegnamento che ho ricevuto ieri mattina:

Allena te stesso nel fare del bene
che duri e porti felicità.
Coltiva la generosità, una vita di pace,
ed una mente di amore infinito.

Itivuttaka 1.22

Prenditi anche solo 2 minuti per te, siano essi per leggere 2 righe del tuo libro preferito, una mail con gli insegnamenti del Buddha, per ascoltare il tuo brano favorito oppure per fare qualche saluto al sole o qualsiasi altra cosa che ti faccia sentire bene. Scegli ciò che meglio funziona per te, ma non sottostimare quel breve lasso di tempo che dedichi a te stesso addirittura nel giorno più incasinato, perchè è proprio quel momento di ricarica di cui hai più bisogno!

E per te, qual è il tuo metodo preferito per ricaricare le batterie? Condividi nei commenti!

 

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Ecco il link al Daily words of the Buddha se desideri ricevere i brevi insegnamenti del Buddha direttamente nella tua posta elettronica. Devi solo selezionare la tua lingua preferita (disponibile anche in italiano) e lasciare il tuo indirizzo e-mail.

Per quanto riguarda la musica, invece, l’hang è lo strumento che più mi piace ascoltare in questo periodo, soprattutto alla fine di una lunga giornata. Di seguito una delle mie melodie preferite ad opera di Paolo Borghi. Enjoy!

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BACK TO BASICS: WHAT IS ASHTANGA YOGA?

– scorrere giù per la versione in italiano –

 

“Whether you do your first downward dog at 14 or 44, it’s not your history but your presence on your mat that counts.”

– K. Pattabhi Jois

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‘What is Ashtanga yoga?’ – this is a question I’ve been asked quite a few times lately, as a new school year has just started here in Italy and many people are choosing which activity to undertake for the following months. Hence, here below an extract from the source (KPJAYI website) to give a little idea of what Ashtanga yoga is to newcomers and as a reminder to regular practitioners.

Ashtanga Yoga is an ancient system of Yoga that was taught by Vamana Rishi in the Yoga Korunta. This text was imparted to Sri T. Krishnamacharya in the early 1900′s by his Guru Rama Mohan Brahmachari, and was later passed down to Pattabhi Jois during the duration of his studies with Krishnamacharya, beginning in 1927.

The following are aspects that Pattabhi Jois emphasizes as the main components of Ashtanga Yoga:

1/ Vinyasa: Vinyasa means breathing and movement system. For each movement, there is one breath. (…) The purpose of vinyasa is for internal cleansing. Breathing and moving together while performing asanas (yoga postures) makes the blood hot, or as Pattabhi Jois says, boils the blood. Thick blood is dirty and causes disease in the body. The heat created from yoga cleans the blood and makes it thin, so that it may circulate freely. The combination of the asanas with movement and breath make the blood circulate freely around all the joints, taking away body pains. When there is a lack of circulation, pain occurs. The heated blood also moves through all the internal organs removing impurities and disease, which are brought out of the body by the sweat that occurs during practice.

Sweat is an important by-product of vinyasa, because it is only through sweat that disease leaves the body and purification occurs. (…) If the method of vinyasa is followed, the body becomes healthy and strong, and pure like gold.

After the body is purified, it is possible to purify the nervous system, and then the sense organs. These first steps are very difficult and require many years of practice. The sense organs are always looking outside, and the body is always giving into laziness. However, through determination and diligent practice, these can be controlled. After this is accomplished, mind control comes automatically. Vinyasa creates the foundation for this to occur.

2/ Tristhana: This means the three places of attention or action: a/ posture, b/ breathing system and c/ looking place. These three are very important for yoga practice, and cover three levels of purification: the body, nervous system and mind. They are always performed in conjunction with each other.

a/ Asanas purify, strengthen and give flexibility to the body.

b/ Breathing is (…) inhale and exhale. Both the inhale and exhale should be steady and even, the length of the inhale should be the same length as the exhale. Breathing in this manner purifies the nervous system.

c/ Dristhi is the place where you look while in the asana. There are nine dristhis: the nose, between the eyebrows, navel, thumb, hands, feet, up, right side and left side. Dristhi purifies and stabilizes the functioning of the mind.

For cleaning the body internally two factors are necessary, air and fire. The place of fire in our bodies is four inches below the navel. This is the standing place of our life force. In order for fire to burn, air is necessary, hence the necessity of the breath. (…) Long even breaths will strengthen our internal fire, increasing heat in the body which in turn heats the blood for physical purification, and burns away impurities in the nervous system as well. Long even breathing increases the internal fire and strengthens the nervous system in a controlled manner and at an even pace. When this fire is strengthened, our digestion, health and life span all increase. Uneven inhalation and exhalation, or breathing too rapidly, will imbalance the beating of the heart, throwing off both the physical body and autonomic nervous system.

An important component of the breathing system is mula and uddiyana bandha (want to know more about mula and uddiyana bandha? Click on the hyper-links). These are the anal and lower abdominal locks which seal in energy, give lightness, strength and health to the body, and help to build a strong internal fire. Without bandhas, breathing will not be correct, and the asanas will give no benefit (more on ujjayi breath here). When mula bandha is perfect, mind control is automatic.

The six poisons: A vital aspect of internal purification that Pattabhi Jois teaches relates to the six poisons that surround the spiritual heart. In the yoga shastra it is said that God dwells in our heart in the form of light, but this light is covered by six poisons: kama, krodha, moha, lobha, matsarya, and mada. These are desire, anger, delusion, greed, envy and sloth. When yoga practice is sustained with great diligence and dedication over a long period of time, the heat generated from it burns away these poisons, and the light of our inner nature shines forth.

This forms the practical and philosophic basis of Ashtanga Yoga as taught by Sri K. Pattabhi Jois.

 

So, just in case it isn’t clear enough:

“Yoga is an internal practice. The rest is just a circus.”

– K. Pattabhi Jois

 

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Read all of article at the following link: KPJAYI/the-practice

 

 

RITORNO AI FONDAMENTALI: COS’E’ L’ASHTANGA YOGA?

 

 

“Che tu faccia il primo saluto al sole all’età di 14 anni o di 44 anni, non è la tua storia ma la tua presenza sul tuo tappetino che conta.”

– K. Pattabhi Jois

 

‘Cos’è l’Ashtanga yoga?’ – una domanda che di recente mi è stata posta più volte, dal momento che un nuovo anno scolastico è appena iniziato e molte persone stanno scegliendo l’attività da intraprendere per i prossimi mesi. Per rispondere ad essa, di seguito un estratto dalla sorgente (il sito del K.P.J. Ashtanga Yoga Institute) per dare una piccola idea di cos’è l’Ashtanga yoga a coloro che vi si avvicinano per la prima volta così come un ripasso per chi già pratica regolarmente.

L’Ashtanga Yoga è un antico sistema di Yoga insegnato da Vamana Rishi nello Yoga Korunta. Questo testo fu rivelato a Sri T. Krishnamacharya all’inizio del 1900 dal suo Guru Rama Mohan Brahmachari, e fu in seguito tramandato a Pattabhi Jois nel corso dei suoi studi con Krishnamacharya, che iniziarono nel 1927.

I seguenti sono gli aspetti che Pattabhi Jois enfatizza come principali componenti dell’Ashtanga Yoga:

1/ Vinyasa: Vinyasa significa sistema combinato di respirazione e movimento.Per ogni movimento, c’è un solo respiro. (…) Lo scopo del vinyasa è la purificazione interna. La combinazione del respiro e del movimento mentre si eseguono gli asana (le posture yoga) rendono il sangue caldo, o come dice Pattabhi Jois, bolle il sangue. Un sangue dalla consistenza spessa è impuro e causa malattie nel corpo. Il calore sviluppato con la pratica dello yoga ripulisce il sangue e lo rende fluido, così che può circolare liberamente. La combinazione degli asana con il movimento ed il respiro consente al sangue di circolare liberamente intorno ai legamenti, rimuovendo dolori fisici. Quando c’è una carenza nella circolazione, il dolore si manifesta. Il sangue riscaldato si muove anche attraverso tutti gli organi interni rimuovendo le impurità e le malattie, che sono espulse dal corpo attraverso il processo di sudorazione che avviene con la pratica.

Il sudore è un importante sottoprodotto del vinyasa, perchè è solo attraverso la sudorazione che le impurità lasciano il corpo e la purificazione avviene. (…) Se si segue il metodo del vinyasa, il corpo diventa sano e forte, e puro come l’oro.

Dopo che il corpo è purificato, è possibile purificare il sistema nervoso, e poi gli organi di senso. Questi primi passi sono molto difficili e richiedono molti anni di pratica. I nostri organi sensoriali sono sempre rivolti all’esterno, ed il corpo tende sempre alla pigrizia. Ciononostante, attraverso la determinazione ed una pratica diligente, possono essere controllati. Dopo che ciò è raggiunto, il controllo della mente avviene automaticamente.Il vinyasacrea le fondamenta perchè ciò possa avvenire.

2/ Tristhana: rappresenta i 3 luoghi di attenzione o azione: a/ le posture, b/ sistema di respirazione e c/ sguardo. Questi 3 elementi sono molto importanti nella pratica dello yoga, e coprono 3 diversi livelli di purificazione: il corpo, il sistema nervoso e la mente. Gli stessi devono essere praticati congiuntamente.

a/ Gli asana (le posture) purificano, rafforzano e danno flessibilità al corpo.

b/ Il respiro è composto (…) dall’inspirazione e dall’espirazione. Entrambi dovrebbero essere bilanciate e regolari, la lunghezza dell’inspirazione dovrebbe essere la stessa dell’espirazione. Respirare in questo modo purifica il sistema nervoso.

c/ Il dristhi (lo sguardo) è il luogo dove guardare mentre si è in una postura. Ci sono 9 drishti: il naso, tra le sopracciglia, l’ombelico, i pollici, le mani, i piedi, verso l’alto, verso destra e verso sinistra. Il drishti purifica e stabilizza il funzionamento della mente.

Per pulire il corpo internamente sono necessari 2 fattori: l’aria e il fuoco. Il fuoco nei nostri corpi si trova 4 pollici al di sotto dell’ombelico. Questo è il luogo dove risiede la nostra forza vitale. Perchè il fuoco possa bruciare, l’aria è indispensabile, pertanto la necessità del respiro. (…) Respiri lunghi e regolari rafforzeranno il nostro fuoco interiore, aumentando il calore nel corpo che a sua volta aumenta la temperatura del sangue avviando un processo di purificazione a livello fisico, ed allo stesso tempo brucia le impurità nel sistema nervoso. Una respirazione lunga e regolare aumenta il fuoco interiore e rafforza il sistema nervoso in maniera controllata e ad un passo regolare. Quando questo fuoco è rafforzato, la nostra digestione, salute e durata della vita aumenteranno. Una respirazione irregolare o eccessivamente veloce, invece, sbilanceranno il battito cardiaco, il corpo fisico ed il sistema nervoso autonomo.

Un importante componente del sistema di respirazione è il mula e l’uddiyana bandha (vuoi sapere di più su mula e uddiyana bandha? Clicca sui link). Questi sono la chiusura anale e del basso addome che sigillano l’energia all’interno, danno leggerezza, forza e salute al corpo, ed aiutano a costruire un robusto fuoco interiore. Senza i bandha, la respirazione non sarà corretta, e le posture non daranno benefici (e per la respirazione ujjayi clicca qui). Quando il mula bandhaè perfetto, il controllo della mente avviene automaticamente.

I 6 veleni: un aspetto vitale della purificazione interna insegnanta da Pattabhi Jois riguarda i 6 veleni che avviluppano il cuore spirituale. Negli yoga shastra si dice che Dio dimora nel nostro cuore in forma di luce, ma questa luce è coperta da 6 veleni: kama, krodha, moha, lobha, matsarya, e mada. Questi sono il desiderio, la rabbia, l’illusione, l’avidità, l’invidia e l’indolenza. Quando la pratica dello yoga è sostenuta con grande diligenza e dedizione nel corso di un lungo periodo di tempo, il calore generato dalla stessa brucia via questi veleni e la luce della nostra vera natura si manifesta.

Queste rappresentano le basi pratiche e filosofiche dell’ Ashtanga Yoga come insegnanta da Sri K. Pattabhi Jois.

 

E quindi, per riassumere in caso non sia abbastanza chiaro:

“Lo Yoga è una pratica interna. Tutto il resto è solo un circo.”

– K. Pattabhi Jois

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Leggi l’articolo completo al seguente link: KPJAYI/the-practice

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IMAGES OF KINO DOING HER YOGA THINGS DOWNTOWN BOLOGNA

– scorrere giù per la versione in italiano –

 

“Be infinitely flexible and constantly amazed.”

– Jason Kravitz

kino-macgregor-ashtanga-yoga-theprimerose-photography-by-rosa-tagliafierro

I mentioned in a previous blog post (see Kino MacGregor about yoga and determination) the amazing experience of yoga photo shooting with the beautiful and talented Kino MacGregor in Bologna, Italy, about a couple of weeks ago. Here below an image gallery with some special moments captured on that afternoon, just before a big rain stopped us from keeping going, in case you haven’t seen them yet on my photography facebook page.

How do you like them? Share your comments!

If you wish to book your own yoga photo shooting, send me a message. I’m available:

– in Italy till Nov 28, 2014.

– In India, Goa, from Nov 29, 2014 till Jan 9, 2015

 

 

IMMAGINI DI KINO CHE FA LE SUE COSE DI YOGA IN CENTRO A BOLOGNA 🙂

 

“Sii infinitamente flessibile e costantemente meravigliato.”

– Jason Kravitz

Ho già menzionato in un blog precedente (vedi Kino MacGregor about yoga and determination) la meraviglios esperienza di scattare delle fotografie di yoga con Kino MacGregor in centro a Bologna, ormai poco più di 2 settimane fa. Di seguito una galleria di immagini che immortalano alcuni momenti speciali di quel pomeriggio, giusto prima di un pesante temporale che ci ha impedito di continuare, nel caso tu non le abbia già viste sulla mia pagina facebook da fotografa.

Ti piacciono? Condividi i tuoi commenti!

Se desideri riservare la tua sessione yoga photo shooting, mandami un messaggio. Mi trovi:

– in Italia fino al 28 Novembre

– In India, Goa, dal 29 Novembre 2014 al 9 Gennaio 2015

Click on one image to launch the gallery

 

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WHY AND WHAT OF ASHTANGA YOGA OPENING AND CLOSING MANTRAS

– scorrere giù per la versione in italiano –

Patanjali

Ashtanga Yoga asana practice traditionally starts with an opening chant and ends with a closing one.  The chants (also known as mantras or invocations) are offered in Sanskrit, as this is the language they were all originally composed in, though they have different authors.

The act of chanting is said to be able to elevate the consciousness of the individual performing it to a higher level, closer to its Source. It is also strongly correlated with the breath, which has a soothing and calming effect, leaving the practitioner self-centered and at peace.

Now, you may not be able to experience all of those benefits if you chant them once a week or even less 🙂 Nonetheless, if you chant them daily there will come a time when you will start feeling the benefits. Specifically, and also according to my own personal experience:

-> the opening mantra becomes a trigger to access a certain space within, preparing yourself for the asana practice with the understanding that what you are performing is more than just physical. Moreover, it’s a way to show the gratitude towards the lineage and the thousands of teachers who have transmitted yoga over centuries, allowing us to get to know it;

-> the closing mantra is an offering of whatever merits we have acquired through the practice to a higher purpose, developing love and kindness for others.

But, let’s see in detail the text and the meaning of the opening and closing prayers.

 

ASHTANGA YOGA OPENING CHANT

Ashtanga-Yoga-Opening-Mantra-Italia-Milano

English translation:

I bow to the feet of the Guru, which awaken insight

into the happiness of pure Being, which are

the complete absorbtion into joy,

the jungle physician, eliminating the delusion

caused by the poison of Samsara (conditioned existence) |

I prostrate before the sage Patanjali

who has thousands of radiant white heads (in the form of the divine serpent, Ananta)

and a human form up to the shoulders,

who holds a conch shell (divine sound), a wheel (a discus of light or time)

and a sword (discrimination) | |

 

ASHTANGA YOGA CLOSING CHANT

Ashtanga-Yoga-Closing-Mantra-Milano-Italia

English translation:

May all of humankind be happy and well.

May the leaders protect the earth in every way by the path of just virtue.

May there be goodness for those who know the earth to be sacred.

May all the worlds be happy.

 

Listen to Pattabhi Jois reciting them here:

-> opening-prayer

-> closing-prayer

 

 

PERCHE’ CANTARE IL MANTRA INIZIALE E FINALE DELL’ASHTANGA YOGA E LORO SIGNIFICATO

 

La pratica di asana (posture) dell’Ashtanga Yoga iniza tradizionalmente con un canto iniziale e termina con un canto finale. I canti (noti anche come mantra o invocazioni) sono offerti in sanscrito, dal momento che questa è la lingua in cui sono stati composti anche se da autori diversi.

L’atto del “cantare i mantra” è ritenuto capace di elevare il grado di consapevolezza dell’individuo che lo compie portandolo ad un livello più alto, più vicino alla sua vera Essenza. Tale atto, inoltre, è fortemente correlato con il respiro e produce un effetto calmante, lasciando il praticante centrato e in uno stato di pace e di quiete.

Ora, se canti questi 2 mantra una volta a settimana o meno potresti non sentire tutti questi benefici 🙂 Ciononostante, se lo fai quotidianamente, arriverà un momento in cui comincerai a sentirne gli effetti positivi. In particolare, e anche sulla base della mia esperienza personale:

->il mantra iniziale diventa una porta di accesso ad un certo spazio interiore, preparandoti per la pratica degli asana con la consapevolezza che ciò che stai per fare va al di là dell’aspetto puramente fisico. In aggiunta, è un modo per esprimere la propria gratitudine verso il lineaggio e i migliaia di insegnanti che hanno trasmesso lo yoga nel corso dei secoli, consentendoci oggi di conoscerlo e praticarlo, nonchè godere dei suoi benefici;

->il mantra finale è un’offerta di qualsiasi merito che abbiamo guadagnato attraverso la nostra pratica sul tappetino per uno scopo più alto, aiutandoci a sviluppare amore e benevolenza verso il prossimo.

Ma guardiamo ora in detaglio il testo e il corrispondente significato dell’invocazione iniziale e della ‘preghiera’ finale.

 

ASHTANGA YOGA MANTRA INIZIALE

Ashtanga-Yoga-Opening-Mantra-Italia-Milano

Traduzione in italiano:

Mi inchino ai piedi del supremo guru

che insegna la via per conoscere la grande felicità dell’auto-realizzazione del sé,

come un guaritore della giungla elimina l’illusione

e il veleno dell’ignoranza del samsara (esistenza condizionata) |

dalla parte superiore del corpo di aspetto umano,

porta con sé una conchiglia (il suono divino), un disco (il tempo infinito) e una spada (la discriminazione).

Io mi inchino a Patanjali, incoronato da un cobra dalle mille teste bianche | |

ASHTANGA YOGA MANTRA FINALE

Ashtanga-Yoga-Closing-Mantra-Milano-Italia

Traduzione in italiano:

Possa l’umanità prosperare
e i potenti della terra governarla
camminando sul sentiero della giustizia,
possa l’universo essere buono con tutti coloro
che riconoscono la sacralità della terra,
e tutti i popoli della terra vivere nella gioia.

 

Clicca sui due link di seguito per ascoltarli recitati da Pattabhi Jois:

-> opening-prayer

-> closing-prayer

 

 

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KINO MACGREGOR ABOUT YOGA AND DETERMINATION

– scorrere giù per la versione in italiano –

If you have a dream in life, noone else can realize it for you. You have to work for it everyday.” ~ Kino MacGregor

kino-macgregor-ashtanga-yoga-theprimerose-photography-by-rosa-tagliafierro

Just back from Bologna where I spent 3 amazing days! The chance as a yoga photographer to photo shoot for Kino MacGregor in the artistic beautiful historical centre, the surprise to run into 2 different journalists of 2 main Italian newspapers which stopped by out of curiosity (and from which 2 different articles were published) and, at the same, the opportunity as an Ashtanga yoga practitioner to immerse myself in the practice, of which I will never have enough…

ashtanga-yoga-italia-milano-rosa-tagliafierro-with-kino-macgregor

Just focusing on the intensive workshop, Kino’s ability to inspire and allow people to give their best is rather impressive. Hereafter some of my notes of her talking about the lessons we can learn from our yoga journey and how to apply it to everyday life. Hope those can help yourself as much as they helped and inspired myself. Enjoy!

Every moment you can skip your practice. Every moment that little option to take it ‘off the hook’ is there. That’s your choice, it is voluntary. And because that option is always there, it is important to constantly try to keep it up, to go for classes, to be back in an environment where you are motivated to do more. Every moment you can decide ‘Oh, I don’t jump back, oh it’s too much for me, I just walk back’. That temptation is so overwhelmingly human, so much part of our human nature that it will just come up and if we don’t watch it, than all the lessons that we have learned will fade a little bit away.

We have to be diligent in our practice and we have to understand that the lessons we are learning about strengths are the lessons of determination. If we do that, than we can actually begin to apply the same journey that we took in order to build our physical strength into the journey of our life. What does that means? Here an example. If there is a posture very difficult for you, let’s say jumping into bakasana, and if you knew it would take you 5 years to get it but you have to work it everyday, would you put the effort into it? What about if that would take you 10 years? 15 years? There are postures that I’m still working on since the very beginning of my practice, still looking for improvement or that break-through. How many times in our life do we have dreams, do we have things we want to achieve and every time we work a little and then we make an excuse?

All that happens in the practice as well. Here we are, trying to jump into bakasana and instead of working it everyday, as soon as we start to do the posture we keep thinking ‘Oh, my butts are too big. Oh, my arms are too small, so I won’t try’.

This is the same attitude we apply in our lives. How many dreams we have and we think ‘Oh, this is never gonna happen for me, why should I bother trying?’. But this is voluntary: if there is something that you want – from jumping to bakasana to a dream you wish to realize in life – you have to work for it everyday. No one else can do it for you! This is the lesson we can learn from building strength in our yoga practice.

And if you really put your mind to it, you will experience what those obstacles are within yourself, so that you can surpass them, not only at a physical level… the physical level is actually secondary compared to that inner process of learning.

Want to see more of the yoga photo shooting with Kino? Like my photography page on facebook www.facebook.com/theprimerosephotography. Coming soon!

KINO MACGRAGOR SULLO YOGA E LA DETERMINAZIONE

Se hai un sogno nella vita, nessun altro può realizzarlo per te. Ci devi lavorare ogni giorno.” ~ Kino MacGregor

Di rientro da 3gg incredibili in quel di Bologna… l’occasione come fotografa di yoga di scattare per le vie del centro per la bravissima e bellissima Kino MacGregor, la sorpresa di incorrere in due giornalisti (della Repubblica e del Corriere) incuriositi da ciò che stava accadendo e da cui sono scaturiti due articoli ed allo stesso tempo avere l’opportunità come praticante di Ashtanga Yoga di immergermi nella pratica, cosa di cui credo non ne avrò mai abbastanza…

Focalizzandomi sul workshop, l’abilità di Kino di ispirare e di facilitare gli studenti nel dare il loro meglio è impressionante. Qui alcuni appunti della sua condivisione su quelle che sono le lezioni che possiamo apprendere lungo il sentiero della pratica yogica e come applicarle alla vita quotidiana. Spero che possano aiutare voi quanto hanno aiutato ed ispirato me stessa. Buona lettura!

Ad ogni momento potete evitare la vostra pratica. Ad ogni momento l’opzione di mettervi ‘fuori dai guai’ è presente. E’ una vostra decisione, è volontario. E proprio perché quell’opzione è sempre lì, è importante cercare costantemente di mantenere la vostra pratica, andare a dei corsi, ritornare in un ambiente dove siete motivati a fare di più. Ogni momento potete decidere ‘Oh, non salto indietro, è troppo per me. Meglio camminare indietro’. Questa tentazione è così irresistibilmente umana, così tanto parte della nostra natura umana che si presenterà sicuramente e se non la teniamo sotto controllo, allora pian piano le lezioni che abbiamo imparato cominceranno ad affievolirsi.

Dobbiamo essere diligenti nella nostra pratica e comprendere che le lezioni che impariamo dallo sviluppare la nostra forza fisica sono le lezioni della determinazione. Se lo facciamo, allora possiamo cominciare ad applicarle anche alla nostra vita di tutti i giorni.

Cosa significa? Un esempio. Se c’è una postura molto difficile per voi, diciamo saltare direttamente in bakasana, e se sapeste che vi ci vogliono 5 anni per riuscirci, ci mettereste lo sforzo? E se ci volessero 10 anni? E 15 anni? Ci sono ancora posture su cui sto lavorando sin dall’inizio della mia pratica, posture su cui sto ancora cercando quella comprensione profonda.

Quante volta nella nostra vita abbiamo dei sogni, ci sono cose che vorremmo ottenere ma ogni volta ci lavoriamo un pochino e poi troviamo delle scuse per sospenderle.

Ciò avviene anche nella pratica. Eccoci qua tentando di saltare in bakasana ed invece di lavorarci su tutti i giorni, come arriviamo alla postura cominciamo a pensare ‘Oh, ho le chiappe troppo grandi. Oh, ho le braccia troppo piccole. Allora non ci provo neanche’.

Questa è la stessa attitudine che portiamo nelle nostre vite. Quanti sogni abbiamo e per i quali pensiamo ‘Oh, questo non si realizzerà mai per me, allora perché sbattersi?’. Ma questa è una scelta volontaria: se c’è qualcosa che desideri – dal saltare in bakasana ad un sogno che vuoi realizzare nella vita – devi lavorare per lo stesso ogni giorno. Nessun altro può farlo per te! Questa è una lezione che possiamo imparare mentre costruiamo la nostra forza nella nostra pratica yogica.

E se veramente ci porti l’attenzione, allora potrai riconoscere quelli che sono gli ostacoli che si presentano dentro di te, così da poterli superare, e non solo sul piano fisico… in effetti, il piano fisico è secondario rispetto al processo interno di apprendimento.

Volete vedere la selezione di immagini con Kino in centro a Bologna? Presto su http://www.facebook.com/theprimerosephotography . Fate like per non perderle!

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HOW DOES IT LOOK LIKE TO LIVE IN THE HERE AND NOW?

– scorrere giù per la versione in italiano –

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Sunday, August 10 – It’s almost dark in beautiful Santorini (Greece), last halt of this 2 weeks vacations around the gorgeous Cyclades island group, and it’s high time for me to get off the rented little shooter, be back to the hotel room to take the salt of a sailing day off my skin and get ready for the last evening on the island. Luggage is light and I can take care of it later on or even tomorrow morning before leaving to the airport. Instead, what I can’t stop pondering on right now is the experience associated with this last 2 weeks…

14 days of living outside with the feel of the wind in the hair, the sun kissing my face, the sea and the sand caressing my feet, lightly dressed, discovering new places, new people, new customs. Well, all that is already enough to have some fantastic time off, especially when this is your first real vacation in 3 years time 🙂 Nonetheless, there is more… I have to stop, to listen to my feelings to understand what’s going on and why I feel this time has been different from others before… and here it comes: LIVING IN THE NOW!

Have you ever heard that yoga is living the present moment, to be in the here and now? I have read or heard of it quite a few times 🙂 and had a few moments where I experienced it, though this time has been very different, like magnified: a time where I wasn’t projected in the future, in what would be next in my life or work and only staying in what was happening, no projects or plans running around my mind only staying and soaking in the beauty all around; a time where there was no past, no indulging in previous happenings, only enjoying and experiencing the new as fresh as it was.

And today, against all the non-attachment teachings, I wish to live more and more my life like that… Hereafter a selection of images from this vacation, hoping those can be of inspiration to look for your own moments of “being in the now” (many images have been shot while riding a scooter, without stopping, and that has been another great teaching about seeing, absorbing and capturing a moment… and then, quickly move to the next one, freshly starting all over again.)

And you? what does living the present moment means to you? Leave a comment if you wish!

 

Santorini – South and East Coast

 

 

Ios

 

 

Naxos

 

 

Paros & Antiparos

 

 

Santorini – North and West Coast

 

 

A COSA ASSOMIGLIA VIVERE NEL QUI E ORA?

Domenica 10 agosto – E’ quasi buio qui nella bella Santorini (Grecia), ultima fermata di queste 2 settimane di vacanze in giro per le meravigliose Cicladi, ed è tempo per me di scendere dallo scooter affittato per l’occasione, ritornare alla stanza d’hotel per togliere il sale di una giornata in caicco via dalla pelle e prepararmi per l’ultima serata sull’isola. Il mio bagaglio è leggero e non devo pensarci adesso, posso occuparmene più tardi oppure direttamente domattina prima di uscire, direzione aeroporto. Invece, ciò che non riesco a frenare è la riflessione sull’esperienza vissuta in queste ultime 2 settimane…

14 giorni vissuti all’aria aperta con il vento tra i capelli, il sole a baciarmi il viso, il mare e la sabbia ad accarezzarmi i piedi, giorni di vestitini leggeri alla scoperta di nuovi posti, nuove persone, nuove abitudini. Beh, direi che già tutto questo sarebbe stato più che abbastanza per una meravigliosa vacanza, specialmente quando questa è la prima nell’arco di 3 anni! 🙂 Ciononostante, c’è qualcosa di più… Ho bisogno di fermarmi ad ascoltare, per capire le emozioni ed i sentimenti in corso, quel qualcosa che ha reso questa vacanza molto diversa da altre vissute in passato… ed ecco che arriva: VIVERE NEL QUI E ORA!

Quante volte avrete sentito dire che yoga è vivere il momento presente, essere nel qui e ora? Per quanto mi riguarda, l’ho sentito un po’ di volte 🙂 ed ho avuto la fortuna in determinati momenti di vivere quest’esperienza. Questa volta, addirittura, come ingigantita, è stata molto più potente di altri casi vissuti in passato: un periodo della mia vita in cui non ero proiettata nel futuro, nel prossimo passo da fare ma solo nello stare, nell’assaporare ogni momento che stavo vivendo e nell’assorbire tutta la bellezza che mi circondava; un periodo della mia vita in cui non ero nel passato, lontana dall’indulgere in eventi pregressi ma solo godendemi ed esperendo il nuovo così come si presentava.

Ed oggi, contro tutti gli insegnamenti sul non attaccamento, mi ritrovo a desiderare di vivere sempre più momenti come questi nella mia vita… Di seguito una selezione di immagini scattate durante la vacanza, sperando che esse possano essere di ispirazione per ricercare i vostri momenti del ‘qui e ora’. Molte immagini sono state scattate mentre andavo in scooter, senza fermarmi, e questo è stato per me un altro grande insegnamento in merito al vedere, all’assorbire e al catturare un momento… per poi passare rapidamente a quello successivo.

E per voi? Cosa significa per voi vivere il momento presente? Lasciate un commento se vi va di condividere!

 

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WHAT IF… FOOD FOR THOUGHT

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“What if our religion was each other

If our practice was our life

If prayer, our words

What if the temple was the Earth

If forests were our church

If holy water—the rivers, lakes, and ocean

What if meditation was our relationships

If the teacher was life

If wisdom was self-knowledge

If love was the center of our being.”

~ Ganga White

 

 

 

COSA SUCCEDEREBBE SE…  SPUNTO DI RIFLESSIONE PER LE VACANZE

“Cosa succederebbe se la nostra religione fosse l’un l’altro

Se la nostra pratica fosse la nostra vita

Se le preghiere, le nostre parole

Cosa succederebbe se il tempio fosse la Terra

Se le foreste fossero la nostra chiesa

Se l’acqua consacrata – i fiumi, i laghi, l’oceano

Cosa succederebbe se la meditazione fossero le nostre relazioni

Se il maestro fosse la vita

Se la saggezza fosse l’auto-conoscenza

Se l’amore fosse il centro del nostro essere.”

~ Ganga White

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10 GOOD REASONS WHY YOU SHOULD ATTEND A YOGA RETREAT

– scorrere giù per la versione in italiano –

“Your life is a sacred journey. It is about change, growth, discovery, movement, transformation, continuously expanding your vision of what is possible, stretching your soul, learning to see clearly and deeply, listening to your intuition, taking courageous challenges at every step along the way.” ~ Caroline Adams

Four beautiful days on a yoga retreat and getting back to ‘normal’ life is already tough.

Yes, apparently it doesn’t take me a long time to disconnect with the ‘routine’ and experience and discover a new part of the self 🙂 Just 4 days, but I have that kind of feeling as it was much longer… once again, the feeling that time expands based on how deep you are absorbed in what you’re doing and not according to clock hands’ movement.

And since I started my journey back home last night, I couldn’t stop thinking about the huge opportunity of growth and research this time has represented for me. And, as a consequence, I still can’t stop thinking of the value of a yoga retreat. But, first of all, what do I mean by a yoga retreat?

A retreat, according to the Oxford dictionary, is ‘a period or place of seclusion for the purposes of prayer and meditation‘.

So, let’s make it clear, I’m not talking about yoga vacations here (though I have nothing against yoga vacations, where you have a practice in the morning and spend the rest of the day enjoying the poolside, seaside, sightseeing, etc… It’s just something different). I’m really talking about a period of time where you immerse yourself in the study of yoga on more than one limb, which involves spending several hours per day in different practices, such as yogasanas, meditation, chanting, philosophy, etc…

According to my own experience, here the 10 benefits of attending a yoga retreat, the huge opportunities it comes with:

1/ step back from your everyday life – a few weeks ago I attended a yoga intensive which lasted 8 days in Milan where I live. I learned a lot and I’m happy I did it, nonetheless, compared to this retreat I just did, the quality of it was way different. And it had nothing to do with the teachers and teachings, in both cases very valuable, but mainly because I couldn’t really be 100% fully immersed in what I was doing and just because my normal life, such as teaching in the evening and daily duties at home, were still in the middle.

2/ immerse yourself fully in yoga – once daily duties are no longer in the way, to involve oneself deeply in the study of its own physical and spiritual form becomes much easier. It’s just like creating space within so that it can be occupied by something else, more precious and usually unattainable.

3/ go deeper within– once the immersion happens, the very next opportunity is to move deeper and deeper, to experience an awareness or an understanding that you have never experienced before.

4/ live more here and now – and this is induced by many circumstances, such asthe time spent on breath awareness during the practices that brings you straight to the present but also that calm and tranquillity that often follow my yoga practices which tend to stay longer during a yoga retreat, mainly because of the conducive environment all around. And that comes from a state of inner fulfillment that doesn’t requires anything external.

5/ reset priorities – very often in our daily life we are drawn by events. How often it happens that looking back to your day at the end of it, you realize you missed doing what in the morning you set as the most important thing to do (read your asana practice, your meditation time, etc)? And this because very often we are driven in our days by other people’s urgencies or we get distracted by unexpected events rather than stick to what is more important to us. But whenever we are able to step back and have a better look to our ‘to-do list’, we can realize that many items on it have nothing to do with our deepest feelings and ambitions in life. So, the retreat will give you time to clear them out.

Though the above 5 can be already all encompassing, here other benefits which shouldn’t be underestimated:

6/ the joy, the fun, the overall openness to embrace the new;

7/ rediscover ‘true’ spaces of meditation;

8/ being immersed in nature and calmness;

9/ step back from technology, facebook, emails, etc…

10/ meet new people dedicated to yoga and its practices, which makes me feel that I’m not alone on that path.

So, if you have the opportunity, do not think twice and enroll to a yoga retreat. Only make sure of the quality of teachers and location, as you wish to have a program and environment which are conducive to your growth, your change, your discovery, your transformation.

Soon the pics from the retreat and the beautiful castle in which it was held. Don’t miss the next blog post, click the ‘follow me’ button at the top of the right-hand side

 

 

10 BUONI MOTIVI PERCHE’ DOVRESTI FARE UN RITIRO DI YOGA

 

“La tua vita è un viaggio sacro. E’ cambiamento, crescita, scoperta, movimento, trasformazione, espansione continua della visione di ciò che è possibile, dilatazione dell’anima, imparare a vedere chiaramente e profondamente, ascoltare il tuo intuito, intraprendere sfide coraggiose ad ogni passo lungo il cammino.”

~ Caroline Adams

Quattro bellissimi giorni trascorsi in ritiro di yoga e già tornare alla vita normale diventa ‘difficile’.

Si, apparentemente non mi ci vuole molto per disconnettermi dalla routine e sperimentare / scoprire una nuova parte del mio sé 🙂 Solo 4 giorni… ma ho quella sensazione che si è trattato di molto di più. Ancora una volta, quella sensazione del tempo che si espande sulla base di quanto profondamente sei immerso in ciò che stai facendo invece del muoversi in concomitanza con lo spastamento delle lancette dell’orologio.

E dal momento in cui mi sono seduta in macchina per iniziare il viaggio di ritorno a casa, il pensiero di quanto il tempo trascorso in questo ritiro sia stato un’enorme opportunità di crescita e ricerca non mi ha mai lasciato. E, ancora adesso, non riesco a smettere di pensare a quanto un ritiro sia di valore per l’evoluzione della propria pratica yogica. Ma prima di tutto, cosa intendo per ritiro di yoga?

Un ritiro, come definito dal dizionario Oxford, è ‘un periodo o un luogo di isolamento volto al fine della preghiera e della meditazione’.

Pertanto, e per chiarire, non sto parlando qui di vacanze di yoga (sebbene non abbia nulla  contro le vacanze di yoga, dove fai una pratica di asana tendenzialmente la mattina e poi ti godi il resto della giornata a bordo piscina, in spiaggia o visitando posti nuovi. E’ solo che si tratta di un qualcosa di diverso). Ciò che intendo è un periodo di tempo in cui immergi te stesso completamente nello studio di vari aspetti dello yoga, che comporta trascorrere varie ore del giorno in pratiche diverse come gli asana, la meditazione, il canto, la filosofia dello yoga, ecc…

Secondo la mia esperienza, ecco i 10 benefici dell’intraprendere un ritiro di yoga, 10 grandi opportunità insite in esso:

1/ distaccarsi dalla vita di tutti i giorni – alcune settimane fa ho partecipato ad un intensivo di yoga di 8 giorni qui a Milano dove vivo. Ho imparato molto e sono felice di averlo fatto; ciononostante, la qualità insita in esso è stata molto diversa da quella del mio ultimo ritiro di 4 giorni. E ciò non aveva niente a che fare con la bontà e la bravura degli insegnanti e dei loro insegnamenti, essendo essi in entrambi i casi molto elevati, ma soprattutto perché io non sono riuscita ad immergermi al 100% in ciò che stavo facendo e non perché mancasse l’attenzione nel corso del workshop, ma semplicemente perché ero a casa quando non ero in shala e, quindi, la mia vita di tutti i giorni (come ad esempio insegnare la sera o le faccende domestiche) era nel mezzo.

2/ immergere sé stessi completamente nello yoga – nel momento in cui le faccende di tutti i giorni non sono più in mezzo, coinvolgere sé stessi totalmente nello studio della propria forma esteriore ed interiore diventa molto più semplice. E’ proprio come fare spazio al proprio interno in modo che possa essere occupato da qualcos’altro di più prezioso e di solito non raggiungibile.

3/ scendere più in profondità – una volta che l’immersione è avvenuta, l’opportunità successiva che si presenta è la capacità di muoversi più e più in profondità, esperire un grado di consapevolezza o di comprensione che non si è mai sperimentato prima.

4/ vivere di più nel qui e ora– e ciò è indotto da varie circostanze, ad es. il tempo che si passa a portare la consapevolezza sul respiro durante le pratiche yogiche che ti tengono costantemente nel presente ma anche quello stato di calma e di tranquillità che spesso segue una pratica e che in ritiro tende a restare più a lungo, grazie soprattutto all’ambiente circostante che predispone a ciò.

5/ ristabilire le priorità – molto spesso nella vita di tutti i giorni ci lasciamo trascinare dagli eventi. Quante volte ti capita a fine giornata di realizzare che non hai fatto ciò che al mattino ti eri prefissato come cosa più importante da fare (la tua pratica di yoga, la tua meditazione, ecc…)? E questo perché molto spesso ci lasciamo guidare dalle urgenze degli altri o ci lasciamo distrarre da eventi inaspettati piuttosto che attenerci a ciò che ci eravamo prefissato come importante per noi. Ma ogni volta che siamo capaci di fare un piccolo passo indietro ed ampliare il nostro raggio di visione e guardiamo alla nostra lista di cose da fare, realizziamo che ci sono voci in essa che non hanno nulla a che vedere con i nostri sentimenti più profondi e le nostre ambizioni più intime. Allora il ritiro ci dà un momento per fare pulizia nella nostra lista e riordinare le voci.

Sebbene questi 5 benefici possono essere considerati già come omnicomprensivi, ecco altri 5 vantaggi da non sottovalutare:

6/ la gioia, il gioco, la voglia di abbracciare il nuovo;

7/ il riscoprire dei veri spazi di meditazione;

8/ l’immergersi nella natura e nella calma;

9/ riposarsi dalla tecnologia, facebook, emails, etc…

10/ incontrare nuove persone dedite allo yoga e alle sue pratiche, che ci ricorda che non siamo soli su questo percorso.

Pertanto, se ne avete l’occasione, non pensateci 2 volte e registratevi ad un ritiro di yoga. Ma, come in tutte le cose, accertatevi della qualità degli insegnanti e della location, dal momento che desiderate un programma ed un ambiente che stimoli e supporti la vostra crescita, il vostro cambiamento, la vostra ricerca, la vostra trasformazione.

A breve le foto del ritiro e del castello in cui esso si è svolto. Cliccate sul bottone ‘follow me’ in alto a destra per ricevere direttamente il prossimo articolo nella vostra casella di posta elettronica.

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SUMMERTIME? HOW TO KEEP UP WITH YOUR YOGA PRACTICE

Sun gets brighter, skin gets darker.

Air get warmer, drinks get colder.

Shorts get shorter, nights get longer.

Music gets louder, fun gets stronger.

Hearts get lighter, living gets easier.

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– scorrere giù per la versione in italiano –

Yes, I love summertime!! I love walking around in flip flops, I love the sand between my fingers, I love the sea on my skin, I love ice creams, I love sitting in a terrace watching people passing by, I love spending extra time with my friends, I love the sunshine, the breeze, the sunglasses, the watermelon… So, as the days gets longer, my ‘to-do’ list gets even longer while the hot weather puts me on a mood of laziness. Does it happen to you as well?

Hence, it becomes difficult for me to get in bed early which means it becomes difficult to wake up early. But I also love my ashtanga practice. So, how did I manage? I had to adjust the time of my asana practice! While in winter time I used to start around 7am / 7.30am , I’m currently on a 9am schedule. But still practicing 🙂

But what if you still don’t have an established home practice? If your studio has shut down for a couple of months or if the reduced timetable doesn’t suit you? Or you’re ready for your well deserved vacations? Don’t despair, you can still keep up with your practice! The only 2 requirements are:

1/ set the intention! decide how many times per week you’re going to practice (be realistic! it may be the same number of times you used to visit your yoga studio).

2/ stick to it, even when you don’t have all the time you wish you had for practice!

 

Hereafter the sequence split for you based on the time you have available for practice:

10 MINUTES? Do:

– 3 Surya namaskaras (sun salutations) A

– 3 Surya namaskaras (sun salutations) B

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– Baddha padmasana

– Padmasana

– Uplutih

 

15 MINUTES? Do same as above, but increase the number of Surya Namaskara As and Bs to 5.

 

30 TO 40 MINUTES? Do the sun salutations (5 As and 5 Bs) followed by the standing postures (up to virabhadrasana B) and end with the last 3 postures of the ashtanga sequence: baddha padmasana, padmasana, uplutih.

 

1 HOUR? Do up to navasana.

(download the pdf clicking on the following link ayc-full-primary-to-navasana-with-comment.jpg):

ayc-ashtanga-yoga-full-primary-to-navasana-with-comment

 

MORE THAN 1 HOUR? Do full primary series, if that is already in your practice. If youu’re already on 2nd series, than I guess you don’t need this post 🙂

(download the pdf clicking on the following link ayc-full-primary-white):

ayc-ashtanga-yoga-italia-milano-full-primary

And for everybody, to keep up the motivation, Sri K. Pattabhi Jois guiding the primary series (filmed in 1993):

Enjoy and… keep up the good work!

 

Read more on how to build a home practice, click on the following links:

7 ways to make your home practice easier

yoga practice at home? 3 ways that work to keep it up

 

Thanks to Ashtanga Yoga Canada for making available the poster!

 

 

TEMPO D’ESTATE? COME MANTENERE LA PROPRIA PRATICA DI YOGA

 

Si, amo l’estate! Amo camminare con l’infradito, amo la sabbia tra le dita, amo il mare sulla pelle, amo i gelati, amo star seduta sulla terrazza di un caffè a guardare la gente che passa, amo passare del tempo addizionale con i miei amici, amo il sole, la brezza, gli occhiali da sole, l’anguria… E così, mentre le giornate si allungano, la mia lista delle cose da fare diventa ancora più lunga mentre il caldo mi fa diventare pigra. Capita anche a voi?

Pertanto, mi diventa difficile in questo periodo andare a letto presto… il che comporta che mi è difficile svegliarmi presto. Ma io amo anche la mia pratica dell’ashtanga yoga. Quindi, cosa ho fatto? Ho modificato l’ora in cui pratico! Mentre in inverno ero solita essere sul tappetino tra le 7h e le 7h30 del mattino, in questo periodo inizio alle 9h. Ma continuo con la mia pratica 🙂

Ma cosa fare se non avete ancora l’abitudine di una pratica da soli a casa? Se la vostra scuola di yoga ha chiuso per l’estate oppure se il suo orario ridotto non si addice ai vostri ritmi? Oppure siete pronti per le vostre meritate vacanze? Non disperate, potete ancora mantenere la vostra pratica! Vi sono richiesti solo 2 requisiti:

1/ determinate l’intenzione! decidete quante volte per settimana volete praticare (siate realistici! potrebbe essere anche lo stesso numero di volte che andavate presso la vostra scuola di yoga);

2/ aderite alla stessa, anche quando non avete tutto il tempo che desiderereste per fare la vostra pratica!

 

Di seguito, la sequenza suddivisa per venire incontro alle vostre disponibilità di tempo:

10 MINUTI? Fate:

– 3 Surya namaskaras (saluti al sole) A

– 3 Surya namaskaras (saluti al sole) B

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e terminate con

– Baddha padmasana

– Padmasana

– Uplutih

 

15 MINUTI? Fate come sopra, ma aumentate il numero di Surya Namaskara As e Bs a 5.

 

30 A 40 MINUTI? Fate i saluti al sole (5 As e 5 Bs) sequiti dalle posture in piedi (fino a virabhadrasana B) e poi terminate con le ultime 3 posture della sequenza di ashtanga: baddha padmasana, padmasana, uplutih.

 

1 ORA? Fate fino a navasana.

(scaricate il pdf cliccando sul link seguente link ayc-full-primary-to-navasana-with-comment.jpg):

ayc-ashtanga-yoga-full-primary-to-navasana-with-comment

 

PIU’ DI 1 ORA? Fate tutta la prima serie completa, se è già nella vostra pratica. Se invece siete già alla seconda serie, probabilmente non avrete bisogno di questo post 🙂

(scaricate il pdf cliccando sul seguente link ayc-full-primary-white):

ayc-ashtanga-yoga-italia-milano-full-primary

 

E per tutti, per mantenere alta la motivazione, il video completo della prima serie come guidato da Sri K. Pattabhi Jois (video del 1993).

Godetevi il tutto… e mantenete il buon lavoro fatto finora!

 

 

Se volete leggere di più su come creare una pratica a casa, cliccate sui link seguenti:

7 ways to make your home practice easier

yoga practice at home? 3 ways that work to keep it up

 

Infine, grazie a Ashtanga Yoga Canada per aver reso disponibili i poster che ho usato in questo blogpost! 

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THINGS CHANGE… IN MYSORE AS WELL

Yes, apparently things change everywhere!

In a previous post, I reported how ashtanga yoga sequence and the way of teaching it has changed overtime (read here the recount by Nancy Gilgoff about the way she firstly learned ashtanga in 1973) but that is not the only thing that has been transformed in Mysore.

Since I heard David Swenson recalling the times in “the small shala” in Laxmipuram – where Pattabhi Jois used to teach before moving to Gokulam (both quarters in Mysore, Karnataka, India) – about 20 days ago, I meant to do a little research about how it used to be. Actually, what really got my interest was David stating that the original shala could only host 12 people… yes, correct, only 12!! 2 rows of 5 mats facing each other and 2 in the middle, that’s all. Are you still complaining about your yoga studio? 🙂

So, with a little research, I ended up with the following 2 galleries. Though I’m pretty familiar with what you see in the second one having been to K. Pattabhi Jois Ashtanga Yoga Institute myself a few times now, I’m struck by the fact that the pictures shown in the first gallery have been taken in 2001 and 2002… so, yes, that’s not middle seventies or early eighties, that’s only 12/13 years ago and sooooo different!

And by the way, also names have changed over time… from Ashtanga Yoga Research Institute to current K. Pattabhi Jois Ashtanga Yoga Institute. Where is Research now?

1st Gallery: Small shala in Laxmipuram

(pictures by Alan Little; click on one of them to start the slideshow)

2nd Gallery: Big shala in Gokulam nowadays

(pictures: different sources on the web; click on one of them to start the slideshow)

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See more pictures of the old shala at the following link: http://www.alanlittle.org/yoga/MysorePics.html

LE COSE CAMBIANO… ANCHE A MYSORE

Ebbene si, le cose cambiano dappertutto!

In un precedente post, ho scritto di come la sequenza dell’ashtanga yoga e il suo modo di insegnamento siano cambiate nel tempo (leggi qui il racconto di Nancy Gilgoff in merito al modo con cui le è stato insegnato ashtanga nel 1973) ma questa non è la sola cosa che si è trasformata nel tempo a Mysore.

Sin da quando ho sentito David Swenson raccontare dei tempi passati a praticare nella ‘piccola shala’ a Laxmipuram – dove Pattabhi Jois insegnava prima di trasferire la scuola a Gokulam (entrambi quartieri di Mysore, Karnataka, India) – circa 20 giorni fa, ho avuto in mente di fare una piccola ricerca per farmi un’idea più precisa di com’era. In verità, ciò che veramente ha attirato la mia attenzione è stata l’affermazione di David che la piccola shala poteva ospitare solo 12 persone… si, corretto, solo 12!! 2 file di 5 tappetini ciascuna dove gli studenti praticavano guardando l’uno verso l’altro e 2 nel mezzo. Ti stai ancora lamentando dello studio dove vai a praticare yoga? 🙂

Così, con una breve ricerca, sono arrivata a creare le 2 gallerie fotografiche che trovi di seguito. Devo ammettere che pur essendo piuttosto familiare con ciò che vedi nella 2a galleria essendo stata io stessa più volte al K. Pattabhi Jois Ashtanga Yoga Institute, ciò che mi colpisce è sapere che le foto riportate nella prima galleria sono state scattate tra il 2001 e il 2001… ebbene si, non si tratta della metà degli anni settanta o degli anni ottanta, ma solo di 12/13 anni fa! Eppure così diverso….

E a proposito, anche il nome non è più lo stesso. Si è passato da Ashtanga Yoga Research Institute all’attuale K. Pattabhi Jois Ashtanga Yoga Institute. Dov’è finita la Ricerca?

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Più foto della vecchia shala al link seguente: http://www.alanlittle.org/yoga/MysorePics.html

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TAKEAWAYS… FROM ASHTANGA YOGA WORKSHOP WITH DAVID SWENSON

– scorrere giù per la versione in italiano –

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Intense!

This is the way I would describe my 8 days workshop with David Swenson and Shelley Washington here in Milan, Italy. Though it was over last Friday, I can’t stop musing on their teachings… you know, those words, sentences, stories that comes back to you over and over while driving your car, brushing your teeth, washing the dishes… brief, most of the time you’re on your own.

Hence, I decided to share with you some of those sentences, stories, words which keep coming back. These are some of my personal takeaway messages (the way I jotted down on my block-note):

Ashtanga Money

Asanas are the ashtanga money. It’s like having a Volkswagen and desiring a Mercedes. When you get the Mercedes than you want a Ferrari. But you still are stuck in traffic. But there is a time, if you manage to practice constantly for a long period, when you wish you could give asanas to charity 🙂

Asanas and family

Asanas are like members of our family: some of them we might not like very much but still they are part of the family. So, if a yoga posture is too difficult or you have any pain or injuries, do not skip a posture, bring in a modification. In many cases, just stepping back a little in the posture will make it more accessible.

What if you can’t bind in Marychasana?

Student: I can’t bind in twists (Marychasana B & D), hence it’s been years I’ve been stopped in navasana by my teacher. Though I’ve learned to accept it to some extent, can’t help feeling frustrated from time to time.

David: Marychasana is a twist which doesn’t have in it’s name Baddha (bound). As such, what matters is the twist, not catching hands. I personally believe there are postures after Marychasana that can really help you in progressing with Marychasana. I would personally give you an alternative and let you go on… Remember that when you go to a teacher, you’re paying him/her for his/her advice and it’s always an option to change teacher. I believe in Ashtanga, because of the way it’s designed, at a certain point you don’t need the teacher any longer. If you can develop a home practice, you get a lot of freedom.

Shelley: Yoga is a journey and there is nothing wrong in staying with a pose for a long time. When at a certain point that posture unlocks, a lot more will come more easily. On my first trip to Mysore, I went straight up to kapotasana. Before getting a new posture, I stayed in kapotasana for 5 years.

Rigidity and stability

Rigidity also means stability. Some people have very flexible joints. Stiff people, nonetheless, have more strength and stability. Richard Freeman says that stiff people are blessed, because the more you are flexible, the more you need to do yoga. Often, very flexible students look annoyed in class though the stiff ones never get bored 🙂

Attitude

If you can’t change the situation, you change your attitude. When you are in a difficult asana, don’t go to the point of pain, focus on your breath and relax your face.

The 8 limbs of Patanjali’s ashtanga yoga in ashtanga as thought by Pattabhi Jois.

Many people come to yoga only for exercise, but than it messes up everything. Things there were fun are no longer, our perception of the world starts to change (going out, drinking, etc). This is yama and niyama starting happening. As to asana and pranayama, those are easily seen. Pratyahara (withdrawal of the senses) starts happening with the practice of drishti (point of gaze). Dharana (concentration) is developed by being present. The practice teaches us to stay in the present moment. Dhyana (meditation) involves focusing on one thing: listen to your breath, drishti, etc… And meditation is not only sitting, in ashtanga it is in motion. And Samadhi is that place where the mind is no longer disturbing.

So, all 8 limbs are there in our practice. Pattabhi Jois used to say this is Patanjali’s yoga, ashtanga yoga. It all depends on how you do it. Just the fact that somebody is chanting, it doesn’t mean he is doing something spiritual. People can chant to feed their ego. Yoga is just a tool.

Body as a tool

The tool of a yogi is the body, so to experience the world that cannot be seen. In yoga we need to experience by ourselves. That’s why Pattabhi Jois used to use ‘Practice’, because through the practice we gain the experience.

Bandhas

Bandhas don’t mean strong abs. Bandhas are inside, it’s not about muscles. Pattabhi Jois would say ‘Lift your anus’, never said ‘strong abs’.

Practice and pregnancy

I don’t like men giving advice to women about their bodies. I can only tell from research coming from female students and practitioners: there is a wide range of possibilities. I know female students who had a strong practice before getting pregnant and kept doing it with modifications. Other women chose not to practice or to do just a little. Often, they don’t practice over the first 3 months. Others keep practicing with no headstand or backbends. In conclusion, every woman has a different experience and for the same woman, different pregnancies can be very different.

Get advice from more than one source and don’t completely forget Western medicine. And then make the choice that works for you. Listen attentively to how you feel with the practice: if it’s ok, keep doing it; else, stop immediately. And don’t be sad if you can’t practice for a while, yoga has been around for thousand years.

Yoga and sports

You can stop whatever else to help with yoga or you can do yoga to help with whatever else. Choose what makes you happier in life.

“Do your practice, all is coming”

Student: Any practical advice on how to keep calm in every day life, office, etc?

David: Guruji would say “Do your practice, all is coming”. Everybody listening to that thinks of beautiful things to come. But he never said “butterflies are coming” or “wonderful things are coming”. My own interpretation is “Better you do your practice, because all is coming”. Like in Star Wars, with the practice we build a shield of prana which helps when problems are coming, so they have a reduced impact on us. But under attack the force field starts weakening, hence we need to practice to build that strength again.

The way we approach postures we don’t like is a training for our lives. If we can keep calm, we can bring that same response in difficult times in our life. When something comes that we don’t like, let’s take a moment and starts breathing deeply. There will be days when this won’t work and you will get angry anyway. Only because we do yoga doesn’t mean we won’t have difficult times. Let’s just try to be aware of the way we react. Pattabhi Jois used to say “Yoga is not easy”, I say “It’s not easy but very powerful”.

Quotes:

If you don’t enjoy practice, something has to be changed. Practice is supposed to make us feel good.

Activate where necessary, relax where possible.

Yoga is not about learning tricks to do things.

 

Want to read more from David? Don’t miss this article: WHEN DO YOU KNOW YOU ARE DOING YOGA? A VIEW BY DAVID SWENSON

 

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CONCETTI CHIAVE… DAL WORKSHOP DI ASHTANGA YOGA CON DAVID SWENSON

Intenso!

Questa è la parola che meglio descrive il workshop di 8 giorni che ho fatto con David Swenson e Shelley Washington qui a Milano. E sebbene sia terminato venerdì scorso, i loro insegnamenti continuano a risuonarmi nella testa e nel cuore… sai, quelle parole, frasi, storie che ti ritornano in mente mentre stai guidando, mentre lavi i denti o lavi i piatti… in breve, in molti di quei momenti mentre sei solo con te stesso.

Ecco allora che ho deciso di condividere alcune di quelle frasi, di quelle storie, di quelle parole che continuano a ritornare. Questi sono solo alcuni dei messaggi che porto ‘a casa’ dal bellissimo workshop (così come da appunti veloci buttati giù sul mio blocco durante quei giorni):

I soldi dell’Ashtanga

Gli asana, le posture, sono i soldi dell’ashtanga. E’ come possedere una Volkswagen e desiderare una Mercedes. Quando poi hai la Mercedes vuoi la Ferrari. Ma nel frattempo sei sempre bloccato nel traffico. Ma c’è un momento, se riesci a praticare costantemente per un lungo periodo di tempo, che desidereresti dare tutti quegli asana in beneficenza 🙂

Gli asana e la famiglia

Gli asana sono come i membri della nostra famiglia: alcuni di loro non ci piacciono molto ma fanno comunque parte della famiglia. Così, se una postura di yoga è troppo difficile oppure hai dolore, non saltare una postura ma modificala. In molti casi, semplicemente il non andare al nostro massimo nella postura ce la renderà più accessibile.

Cosa fare se non si riesce a chiudere in Marychasana?

Studente: Non riesco a chiudermi nei twist (Marychasana B & D), pertanto per anni sono stata bloccata in navasana dal mio insegnante. Anche se in qualche modo me ne sono fatta una ragione, ci sono ancora momenti in cui non riesco a non sentirmi frustrata.

David: Marychasanaè un twist che non ha nel suo nome Baddha (legato). Pertanto, ciò che è importante è il twist e non il fatto di prendersi o meno le mani. Personalmente credo che ci sono posture dopo Marychasana che ti possono aiutare con Marychasana. Personalmente ti darei una postura alternativa e ti consentirei di andare avanti… Ricordati che quando vai da un insegnante, lo/a stai pagando/a per avere il suo consiglio ed è sempre un’opzione quella di cambiare insegnante. Credo che l’ashtanga, per il modo con cui è disegnata la sequenza, ad un certo punto ci porti a non avere più bisogno di un insegnante. Se riesci a sviluppare una pratica personale a casa, allora otterrai un sacco di libertà.

Shelley: Lo yoga è un viaggio e non c’è nulla di sbagliato nello stare con una posizione per un lungo periodo di tempo. Quando ad un certo punto quella postura si sbloccherà, un sacco verrà con molto più facilità. Durante il mio primo viaggio a Mysore, mi hanno insegnato fino a Kapotasana. Ma poi, prima di ottenere una nuova postura, sono rimasta in kapotasana per 5 anni.

Rigidità e stabilità

Rigidità significa anche stabilità. Alcune persone hanno articolazioni molto flessibili. Le persone rigide, d’altro canto, hanno più forza e stabilità. Richard Freeman dice che le persone rigide sono fortunate, perchè più sei flessibile, più ti è richiesto per sperimentare lo yoga. Spesso, gli studenti molto flessibili sembrano annoiarsi in classe, mentre quelli più rigidi non si annoiano mai 🙂

Attitudine

Se non puoi cambiare la situazione, cambia la tua attitudine. Quando sei in una postura difficile, non arrivare al punto del dolore, focalizzati sul respiro e rilassa il viso.

Gli 8 rami dell’ashtanga yoga di Patanjali e l’ashtanga come insegnata da Pattabhi Jois

Molte persone si avvicinano allo yoga come esercizio fisico, ma poi crea un gran casino. Le cose che ci facevano divertire non sono più tali, la nostra percezione del mondo comincia a cambiare (uscire, bere, etc). Questi sono gli yama e i niyama che entrano in gioco. Per quanto riguarda asana e pranayama, questi sono facili da vedere. Pratyahara (il ritiro dei sensi) comincia ad avvenire con l’esercizio del drishti (lo sguardo in un punto). Dharana (la concentrazione) si sviluppa attraverso l’essere presenti. E la pratica ci insegna a stare nel momento presente. Dhyana (meditazione) avviene portando l’attenzione su un solo oggetto: il respiro, lo sguardo, etc… E meditazione non è solo quella seduta, nell’ashtanga si tratta di una meditazione in movimento. E Samadhi, infine, è quel posto dove la mente non ci disturba più.

Pertanto, tutti e 8 i rami dello yoga di Patanjali sono presenti nella nostra pratica. Pattabhi Jois era solito dire che questo è lo yoga di Patanjali, l’ashtanga yoga. Tutto dipende da come lo si pratica. Il semplice fatto che qualcuno canti i mantra non significa che sta facendo qualcosa di spirituale. Le persone possono cantare mantra anche per alimentare il loro ego. Lo yoga è semplicemente uno strumento.

Il corpo come strumento

Lo strumento di uno yogi è il suo corpo, uno strumento per esperire ciò che non si può vedere. Nello yoga ci viene richiesto di sperimentare per noi stessi. Ecco perchè Pattabhi Jois era solito dire ‘Pratica’, perchè attraverso la pratica facciamo la nostra esperienza.

I bandha

Bandha non significa addominali forti. Pattabhi Jois era solito dire ‘solleva l’ano’, non ha mai detto ‘addominali forti’.

Pratica e gravidanza

Non mi piace quando uomini danno consigli alle donne in merito al loro corpo. Posso solo dire, sulla base di ricerche provenienti da studenti e praticanti di sesso femminile, che c’è un’ampia gamma di possibilità. Conosco studentesse che avevano una solida pratica prima di restare incinte e che hanno continuato anche dopo adottando delle modificazioni. Altre donne hanno scelto di non praticare per nulla o solo un po’. Spesso, non praticano i primi 3 primi di gravidanza. Altre hanno continuato a praticare evitando posizioni sulla testa e piegamenti indietro. In conclusione, ogni donna ha una diversa esperienza e anche per la stessa donna, ogni gravidanza è diversa dalle altre.

Ottenete consigli da più di una fonte e non dimenticatevi completamente anche della medicina occidentale. E poi, fate la scelta che vi si addice di più. Ascoltate attentamente come vi sentite con la pratica: se ok, continuate; altrimenti, interrompete immediatamente. E non siate tristi se non potete praticare per un po’, lo yoga esiste da migliaia di anni (e continuare ad esistere dopo il parto).

Lo yoga e lo sport

Potete interrompere qualsiasi attività sportiva per aiutare la vostra pratica dello yoga (asana) oppure potete decidere di praticare yoga per aiutare tutto il resto. Scegliete ciò che vi rende più felici.

“Do your practice, all is coming”

Studente: Qualche consiglio pratico su come mantenersi calmi nella vita di tutti i giorni, in ufficio, etc?

David: Guruji direbbe “Do your practice, all is coming” (fai la tua pratica, tutto arriva). Quando ascoltano questa citazione, le persone pensano a cose belle che arrivano. Ma Guruji non ha mai detto ‘le farfalle arriveranno’ o ‘delle cose bellissime arriveranno’. La mia interpretazione è “E’ meglio che fai la tua pratica, perchè arriva di tutto”. Come in Guerre Stellari, con la pratica costruiamo uno scudo di prana che ci aiuta quando i problemi ci attaccano, di modo che l’impatto su di noi si riduce. Ma, sotto attacco, questo scudo protettivo si indebolisce, pertanto abbiamo bisogno di praticare per ridare forza allo stesso.

Il modo con cui approcciamo le posture che non ci piacciono sul tappetino è un allenamento per la nostra vita. Se riusciamo a restare calmi, possiamo portare lo stesso tipo di risposta nella nostra vita in tempi difficili. Quando arriva qualcosa che non ci piace, prendiamoci un momento e respiriamo profondamente. Ci saranno giorni in cui ciò non funzionerà e ti arrabbierai comunque. Solo perchè facciamo yoga non significa che per noi non ci saranno momenti difficili. Ma cerchiamo di restare sempre consapevoli del modo con cui reagiamo. Pattabhi Jois era solito dire “Yoga is not easy” (lo yoga non è facile), io dico “It’s not easy but very powerful” (non è facile, ma molto potente).

Citazioni:

Se non ti godi la pratica, qualcosa deve essere cambiato. La pratica dovrebbe farci sentire bene.

Attiva ove necessario, rilassa ove possibile.

Lo yoga non è imparare dei trucchetti per fare le cose.

 

Vuoi leggere di più da parte di David Swenson? Non perdere questo articolo: QUANDO SAI CHE STAI FACENDO YOGA? IL PUNTO DI VISTA DI DAVID SWENSON

 

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WHEN DO YOU KNOW YOU ARE DOING YOGA? A VIEW BY DAVID SWENSON

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– scorrere giù per la versione in italiano –

Ashtanga yoga intensive with David Swenson and Shelley Washington in Milano has started on Friday and I couldn’t miss the chance! 🙂 So, though a bit in a hurry, here a little from yesterday afternoon session.

Amongst the different topics, the discussion brought David to ask us: ‘when do you know you are practicing yoga?’. After a few answers from the students there, here a summary of his talk about the topic:

“Practicing yoga has nothing to do with how flexible you are. It is not that the more you are flexible, the more you are spiritual. Only the practitioner knows if he is truly doing yoga when on the mat. In some way, the greatest yoga is what you can’t see, though we are very attracted towards what we can see.

If somebody asks you ‘how was your practice?’ most likely answers will be: ‘oh, it was awesome / terrible BECAUSE’…. and than a list of items such as balance in this posture, touching the toes, grabbing the wrists in that other posture are brought forward. This has nothing to do with yoga. That doesn’t mean we’re supposed to ignore our body, though it has to be used as a tool, it’s not the end in itself. Yoga is about breath and mind control… Yogashchitta vritti nirodhah (Patanjali 1.2)… yoga is the mastery of the fluctuations of the mind… that is yoga.

In our life, we can’t control many things, such as economy or the weather. According to Samkhya philosophy, 3 different kind of miseries exists:

1/ adhibhotic: created by the elements;

2/ adhidaevic: created by supernatural causes (earthquakes, climate, …);

3/ adhyatmic: created by the self.

The only control we can have is on adhyatmic causes. How do we react to problems in our life, to those miseries? that is yoga!

The mat is a little sample of our life: the way we react to issues on the mat is the same we react to issues in our life. It’s ok to challenge ourselves with yoga poses, but keep in mind that when you attain to be successful in one yoga posture, there will be another one you won’t to be able to do. So, the point of yoga is to get a posture you are unable to do 🙂 And one day, if you practice for a quite long time, you will start asking yourself why you are doing all this. Before that, it’s only fun.

We all have asanas we like and asanas we don’t like. Ask yourself: ‘why I don’t like it?’. Is it just because you don’t like it or because it brings up certain emotions?

Often we can’t change circumstamces, nonetheless, you can always change our attitude towards those circumstance!”

 

QUANDO SAI CHE STAI FACENDO YOGA? IL PUNTO DI VISTA DI DAVID SWENSON

 

Il seminario di 8 giorni di Ashtanga Yoga con David Swenson e Shelley Washington a Milano è cominciato venerdì e non ho potuto resistere! 🙂 Eccomi allora un po’ di corsa ma mi piacerebbe comunque condividere un estratto della sessione di ieri pomeriggio.

Tra i vari argomenti, la discussione ha portato David a chiederci: ‘quando sai che stai praticando yoga?’. Dopo alcune risposte dagli studenti presenti, qui una sintesi del suo discorso al riguardo:

“La pratica dello yoga non ha nulla a che vedere con quanto sei flessibile. Non è che più sei flessibile, più sei spirituale. Solo il praticante sa quand’è sul tappetino se sta facendo veramente yoga o meno. In qualche modo, lo yoga più grande è quello che non possiamo vedere, sebbene noi siamo molto attirati da ciò che invece possiamo vedere.

Se qualcuno vi chiede ‘com’è andata la pratica?’, molto probabilmente le risposte saranno: ‘oh, è stata fantastica / terribile PERCHE’… e poi una lista di motivi come l’equilibrio in questa postura, il toccarsi le dita dei piedi, afferrare i polsi in quell’altra postura vengono aggiunti. Questo non ha nulla a che vedere con lo yoga. Questo non significa che dobbiamo ignorare il nostro corpo, ma dobbiamo utilizzarlo come uno strumento, non come il fine in sè. Lo yoga ha a che fare con il respiro ed il controllo della mente… Yogashchitta vritti nirodhah (Patanjali 1.2)… Yoga è il controllo delle fluttuazioni della mente. Questo è yoga.

Nella nostra vita, ci sono molte cose che non possiamo controllare, come l’economia o il tempo. Nella filosofia Samkhya, vengono classificate 3 tipologie di miserie:

1/ adhibhotic: create dagli elementi;

2/ adhidaevic: create da cause soprannaturali (terremoti, condizioni climatiche, …);

3/ adhyatmic: create da noi stessi.

L’unico controllo che possiamo avere è quello sulle cause adhyatmic. Come reagiamo ai problemi che si presentano nella nostra vita, a quelle miserie? Questo è yoga!

Il materassino rappresenta un piccolo campione della nostra vita: il modo in cui reagiamo a degli ostacoli sul tappetino o lo stesso con cui reagiamo agli ostacoli nella nostra vita. Va bene sfidarsi con alcune posture yoga, ma tenete in mente che quando riuscirete a fare una postura, ce ne sarà sempre un’altra che non sarete in grado di fare. Pertanto, lo scopo dello yoga è quello di ottenere delle posture che non siete in grado di fare 🙂 Ed un giorno, se praticherete per un periodo di tempo piuttosto lungo, comincerete a chiedervi perchè lo fate. Prima di quel momento, è solo divertimento.

Noi tutti abbiamo degli asana che preferiamo e degli asana che ci piacciono di meno. Chiediti: ‘Perchè non mi piace?’. E’ solo che non ti piace o è perchè ti fa sorgere delle emozioni o altro?

Spesso non possiamo cambiare le circostanze, ma possiamo sempre cambiare la nostra attitudine verso quelle circostanze!”

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THE SUPREME YOGA? YOGA VASHISTHA

– scorrere giù per la versione in italiano –

yoga-vashistha-ashtanga-yoga-italia-milanoA bit over than 1 year ago, on my 5th travel to India, 1st time in Rishikesh.

I still remember that hot afternoon when, unable to even go for a walk because of the harsh sun (average temperature was more than 40°C!), I found rescue in the small bookshop just opposite the Gita Bhavan Ashram, in Swargashram. I had time to spend, so I start going through the stacks of books crowding the place, not really looking for something.

At a certain point, my attention was caught by a book titled ‘The Supreme Yoga. Yoga Vashistha”, and I didn’t really know why. It might have been the thick writing a bit difficult to understand or the short promise on the inside cover that says: ‘This monumental scripture is the greatest help to the spiritual awakening and the direct experience of the Truth. This is certain.’

Sage-Vashistha-ashtanga-yoga-italia-milanoI’ve been reading that book now for over 3 months, I’ve just got to 1/3 of it, and I feel blessed every time I open it and have access to its condensed and essential teachings. It relates the conversation between the sage Vashistha and the young prince Rama, when Rama was in a dejected state, returning to his duties after 12 years spent with his preceptor. It all starts from the question if work or renunciation is more conducive to liberation but then it expands on all aspects of life and inconvenient questions, from creation to creator, from desires to attachments and identification.

I’ve grown to learn that this text is one of the oldest of the vedic tradition (Vashistha is already mentioned in RigVeda which is commonly accepted as being written around 1500-1200 BCE) and considered of such an importance that the only meditation on its teachings can lead to enlightment (moksha).

Hence, if you’re looking for something new to read, I’d definitely say it is worth it :-). An example? Here the one page I read just before going to bed last night:

 

Vashistha continued:

Oh Rama, he sees the truth who… knows that the body is not the self.

He sees the truth who sees that in this body pleasure and pain are experienced on account of the passage of time and the circumstances in which one is placed, and that they do not pertain to him.

He sees the truth who sees that he is the omnipresent infinite consciousness which encompasses within itself all that takes place everywhere at all times.

He sees the truth who knows that the self , which is as subtle as the millionth part of the tip of a hair divided a million times, pervades everything.

He sees the truth who sees that there is no division at all between the self and the other, and that the one infinite light of consciousness exists as the sole reality.

He sees the truth who sees that the non-dual consciousness which indwells all beings is omnipotent and omnipresent.

He sees the truth who is not deluded into thinking that he is the body which is subject to illness, fear, agitation, old age and death.

He sees the truth who sees that all things are strung in the self as beads are strung on a thread, and who knows ‘I am not the mind’.

He sees the truth who sees that this is Brahman, neither ‘I’ nor ‘the other’.

He sees the truth who sees all beings in the 3 worlds as his own family, deserving of his sympathy and protection.

He sees the truth who knows that the self alone exists and that there is no substance in objectivity.

He is unaffected who knows that pleasure, pain, birth, death, etc… are all the self only.

He is firmly established in the truth who feels ‘What should I acquire, what should I renounce, when all this is the one self?’

 

Book details: “The supreme Yoga. Yoga Vashistha” by Swami Venkatesananda. Motilal Banarsidass Publishers.

Do you have a favorite book to which you turn too daily or as often as you can? Share it with us! Leave a comment.

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LO YOGA SUPREMO? YOGA VASHISTHA

Poco più di 1 anno fa, il mio 5° viaggio in India, la prima volta a Rishikesh.

Ricordo ancora quel pomeriggio di caldo afoso quando, impossibilitata anche solo a fare una passeggiata per il sole cocente (c’erano più di 40°C!), decisi di trovare rifugio nella piccola libreria di fronte all’ashram Gita Bhavan, in Swargashram. Avevo tempo da perdere, così cominciai a rovistare tra le pile di libri accatastate nel piccolo spazio, in realtà senza cercare nulla in particolare.

Ad un certo punto la mia attenzione fu attirata da un libro intitolato ‘Il supremo Yoga. Yoga Vashistha’ e non so bene perchè. Forse per i suoi caratteri piccoli e concitati, un po’ difficili da capire, oppure per la breve premessa sulla copertina interna che recitava: ‘Questa scrittura di enorme importanza è il più grande aiuto al risveglio spirituale e la diretta esperienza della Verità. Questo è certo.’

Ora sono 3 mesi che sto leggendo questo libro, sono arrivata a circa 1/3 dello stesso e mi sento benedetta ogni volta che lo apro ed ho accesso ai suoi insegnamenti condensati ed essenziali. Racconta la conversazione tra il saggio Vashistha e il giovane principe Rama, quando Rama entra in uno stato di depressione ritornando ai suoi doveri dopo aver passato 12 anni con il suo precettore. Tutto ha inizio dalla domanda se è il lavoro (l’azione) o la rinuncia a favorire maggiormente la liberazione ma poi va a toccare tutti gli aspetti della vita e le domande scomode, dalla creazione al creatore, dai desideri all’attaccamento all’identificazione.

Nel frattempo ho appreso che questo testo è uno dei più antichi della tradizione vedica (Vashishta era già citato nel RigVeda, comunemente accettato come risalente al 1500-1200 AC) e considerato di grande importanza in quanto si dice che la sola meditazione sui suoi insegnamenti può condurre all’illuminazione (moksha).

Quindi, se state cercando qualcosa da leggere, direi che sicuramente ne vale la pena 🙂 Un esempio? Questa la pagina che ho letto ieri sera giusto prima di addormentarmi:

 

Vashishtha continuò:

Oh Rama, vede la verità colui che… realizza che il corpo non è il sè.

Vede la verità colui che vede che in questo corpo piacere e dolore sono esperite per il passaggio del tempo e delle circostanze nelle quali è collocato, e che essi non lo riguardano.

Vede la verità colui che vede che egli è consapevolezza infinita e onnipresente, la quale contiene in sè stessa tutto ciò che accade in ogni luogo in ogni momento.

Vede la verità colui che realizza che il sè, il quale è tanto sottile quanto una milionesima parte della punta di un capello divisa in un milione di parti, pervade ogni cosa.

Vede la verità colui che vede che non c’è nessuna divisione tra il sè e l’altro, e che la sola infinita luce della consapevolezza esiste come unica realtà.

Vede la verità colui che vede che la consapevolezza non-duale, la quale è presente permanentemente in tutti gli esseri, è onnipotente e onnipresente.

Vede la verità colui che non si inganna nel pensare che egli è il corpo, il quale è soggetto a malattie, paure, agitazione, vecchiaia e morte.

Vede la verità colui che vede che tutte le cose sono infilate nel sè come le perline sono infilate su un filo, e che realizza ‘Io non sono la mia mente’.

Vede la verità colui che vede che questo è Brahman, non ‘Io’ nè ‘l’altro’.

Vede la verità colui che vede tutti gli esseri dei 3 mondi come la sua propria famiglia, meritevoli della sua simpatia e protezione.

Vede la verità colui che realizza che il solo sè esiste e che non c’è sostanza nell’oggettività.

Non è influenzato colui che realizza che il piacere, il dolore, la nascita, la morte, ecc… sono tutti parte del sè.

E’ fermamente stabile nella verità colui che sente ‘Cosa dovrei acquisire, a cosa dovrei rinunciare, quando tutto questo non è altro che il sè?’

 

Dettagli del libro: “The supreme Yoga. Yoga Vashistha” di Swami Venkatesananda. Motilal Banarsidass Publishers. (In inglese).

Hai anche tu un libro preferito al quale torni tutti i giorni oppure ogni volta che ne senti la necessità, che ti fa da guida? Condividilo con noi! Lascia un commento.

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MEETING WITH ANDREA BONI ON A FOGGY WINTER MORNING

– scorrere giù per la versione in italiano –

Breathe-in experience,
breathe-out poetry

Muriel Rukeyser

Milano, North of Italy – 8 o’clock on a winter morning, first daylight on a suburban city park.

With Andrea*, we’ve been waiting for this day for a few weeks… according to the weather forecast it’s supposed to be sunny, after a full week of endless rains. Just one sunny day, before a countless number of days of more rain to come, always according to the weather forecast. So? Just one chance to shoot!

But Andrea and myself, we’re actually looking for fog instead of pale winter sun… and if the forecast is correct, rains + sun will give us exactly what we’re looking for. But, we need to be out there rather early. Curious about the outcome? 🙂

Here a brief selection of the images captured on that crispy winter morning in the company of a beautiful soul. Click on one of them to set the gallery live and… leave a comment if you wish. Enjoy!

* Andrea Boni, certified Anusara ® Yoga Teacher. Check him out at andreaboni.it

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INCONTRANDO ANDREA BONI UNA NEBBIOSA MATTINA D’INVERNO

 

Inspira esperienza,
espira poesia.

Muriel Rukeyser

Milano – le 8h di un mattino d’inverno, alle prime luci del giorno in un parco periferico della città.

Con Andrea*, abbiamo aspettato questo giorno per settimane… le previsioni del tempo danno sole dopo un’intera settimana di piogge incessanti. Solo un giorno di sole, prima di un’altra serie di giornate di pioggia, sempre a detta delle previsioni del tempo. Quindi? Solo un’opportunità per scattare!

Ma Andrea e la sottoscritta, in verità, desideriamo la nebbia piuttosto che il pallido sole invernale… e se le previsioni sono giuste, pioggia + sole ci darà esattamente ciò che stiamo cercando ma dobbiamo essere sul posto e già pronti a scattare alle prime luci del giorno. Curiosi di sapere com’è andata?

Di seguito una piccola selezione delle immagini catturate in quella croccante mattina d’inverno in compagnia di una bellissima anima. Clicca su una foto per attivare la galleria e lascia un tuo commento!

* Andrea Boni, insegnante certificato di Anusara ® Yoga. Per maggiori informazioni, visita il sito andreaboni.it

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QUESTIONS AND ANSWERS WITH SHARATH JOIS

– scorrere giù per la versione in italiano –

 

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Hereafter a selection of Questions & Answers between Sharath and Ashtanga Yoga students during last Sunday conference in Mysore this year. Full Qs&As on Priya’s travel blog.

March 23, 2014 – KPJAYI in Mysore
Sunday Conference
with Sharath Jois.

 

Sharath: Today will be the last conference of this season, so if you have any doubts before you go back…I know doubts always keep coming. If we don’t get doubts, there is no answer.

Q: Can you talk a little bit about the count in the led practice? I understand they are numbers…is there more to it?
A: It is not a mantra, it’s just 1, 2, 3… counting. The counting in Sanskrit, that’s all. Ekam, dve, trini is 1, 2, 3. So that you can understand how many vinyasa is there in each asana, that is why we do the counting. Mantra is totally different. Mantra is chanting. In English, you call it chanting.

Q: Someone again asked about practicing on moon days and ladies holiday. She said she found it agitating to not practice for a few days.
A: I told again in last conference, you do japa. If you get agitated by not doing asanas on those days, you do japa.

Q: It seems from what I’ve read about Guruji with his students that he used to really push them physically to their limits. How do we know how far we should push ourselves in our practice?
A: How hard to push yourself? Until you get pain. (everyone laughs) Your body will resist. The body is very clever. It will say, “No, don’t push more than this.” But your mind doesn’t listen. That’s the problem. Because you see others and say, “Oh, they are doing like this, I have to do the same.” So then you push more and you hurt yourself. Your body is very clever. It knows when to stop. It will stop automatically.

Q: And how long should your practice be if you’re doing one series? Two hours?
A: One series is one hour twenty minutes. If you are doing Primary Series. But if you practice here and then go home and again practice…you keep on doing it…someone is doing some back opening, some hip opening, then you’ll hurt yourself. There is a limit to everything. If you go and eat a big thali four times, what happens? Your body can’t hold it. You’ll get sick quickly. You can’t digest the food. So asana is also like that. If you do 200 asanas in one day, next day you can’t get up. You’ll be hospitalized.

Q: Is there a story behind “Shala time”?
A: Many students have asked this question. Yeah, we don’t want our students to be lazy. Always we keep ten minutes fast so they are on time. It comes from parampara. I can’t help it. (everyone laughing) Guruji always used to keep [the clock] ten minutes fast. He was always on time. He was never late anywhere. If someone asked him to come at 5:00, he was always there five minutes before. So for many years it has been like that.

Q: Can you talk about bandhas?
A: Whom you are studying with?
Student: Saraswati.
Sharathji: How long you have been doing?
Student: 6 months.
Sharathji: It’s too early to know about bandhas anyway 🙂

“Bandh” means “stop.” “Bandha” means locking, stopping, sealing. That is bandha. Mula bandha, uddhiyana bandha, jalandhara bandha, these three bandhas are there. We should practice not only in our asana practice; satatam mula bandhanat, mula bandha all the time. Mula bandha is locking the anus. Uddhiyana bandha, in the lower abdomen. Once mula bandha comes, automatically uddhiyana bandha will also come. Jalandhara bandha is mostly practiced in pranayama, and only some asanas. There are some asanas which are meant for pranayama, then you have to do that. Jalandhara bandha is locking the chin to chest. Those are the bandhas. Another two years you practice then I’ll tell you more about it because that itself is a very big subject.

Q: When are you supposed to use nauli kriya?
A: When you are sick.
Q: Only when you are sick?
A: Are you sick now?
Q: No, but I used to do it for warm-up. Some teachers say you can do it to warm up, some others say don’t, so I don’t know.
A: No, kriyas are only to be done when you are sick. When asanas are not curing your problem. For instance, if you have a bad cold and your sinuses are blocked and you can’t breathe…you’re doing asanas and still it’s not going away, then you do neti. If you’re doing asanas and you still have constipation, then you can do basti. Like that, you can do, but otherwise in this practice you do not need to do all those kriyas. Regular asana practice will cure many diseases if you do it properly.

mysore-conference-ashtanga-yoga-sharathQ: In the Ashtanga Primary Series, the focus is more on forward bending than backbending. From my understanding, the idea is that it is important to develop the bandha and to awaken the mula chakra first. I want to know your interpretation of the sequence.
A: Last time I told you the Primary Series is for chikitsa vibhaga, to cure diseases. There are many asanas through which our internal organs will be cured, they will be strengthened, purified, and work properly. By doing the asanas (like Pascimattanasana, Ardhabaddhapadma Pascimattanasana, Janusirsasana) we are pressing on the internal organs and it is very good to purify them and cure diseases. That is one reason why there are many forward bends. By doing forward bends you will also strengthen your back. First you have to strengthen your back. One doctor came, he had lower back pain. For many years he had been suffering from lower back pain. He was very young, only 28 years old. So I taught him Pascimattanasana, ardha baddha padma Pascimattanasana, Triyangmukhaikapada Pascimattanasana, etc., and these postures he did with free breathing and the pain went away. So this is chikitsa. There are lots of good asanas in the Primary Series. First we have to get ourselves fit and healthy. Whether you have disease or not, this yoga chikitsa, Primary Series is very good, it will strengthen all the internal organs. Once you are strong internally, then it will be easier for you to go to the Intermediate Series. Many people have a big belly so they ask me how to reduce this. I say do forward bend. Primary Series postures will reduce your belly. Your lower abdomen will get stronger, slimmer.

Q: Can you explain the 2nd, 3rd and 4th Series as well?
A: When you are ready, I will explain it to you.

Q: When should you start doing dropbacks?
A: Once you have finished Primary Series, then you can do dropbacks. Until then, you shouldn’t. First perfect the forward bend, then you start deepening the backbend. Otherwise your Kurmasana and Supta Kurmasana will suffer. Some people have very flexible back, but in Kurmasana and Ekapada Sirsasana they struggle. So do first for many years Primary Series. Some people will teach you handstand, they think it is very attractive. Like I said many times, they do ekam, dve, trini, they go to handstand. It’s all show-off. They think they are very advanced. But those people you see, they can’t do Kapotasana. Students who can do Kapotasana very well or easily, you do handstand everyday, do all the time, then see after six months how is your Kapotasana. It won’t be the same Kapotasana. See I have done a lot of research…helping students, watching them, doing my own practice. You do the asana only at the correct time when you should do it. You can’t do it all the time. I can’t walk in handstand up the stairs and down. Then it will be difficult for me to do Kapotasana. So balancing is very important. You’re good at handstand that doesn’t mean you have to do it all the time.

sharath-ashtanga-yogaQ: If you have an injury, how do you know when you should work around the injury or work around the pose?
A: Sometimes when your body is changing, you will go through different pains and soreness. For me also, with each new asana there was new pain. When I was eighteen or nineteen years old and we moved from Laxmipuram to Gokulam, I had few friends with whom I would go on bicycle to Kukkarahalli Lake. Few of my friends were training with the National Cadet Corps. I would join them because it was fun. We would do cycling, jogging, pull-ups, push-ups. You want to show off big muscles and impress all the girls. No one got impressed but… 🙂 like that when you’re young, you want to do so many things to be fit. But when I went back to learn yoga with my grandfather I had to suffer a lot. With each asana, there was new pain. My back was ok, it was flexible, but when I came to Ekapada Sirsasana there was lots of pain. Because we did so much bicycling, running, all those things, there was lots of pain. Some days I couldn’t walk when I learned Ekapada Sirsasana. But with practice the body changed. So you have to allow the body time to change. And use lots of coconut oil on the joints. Once daily after practice you can go home and put coconut oil and then wash with hot water. This will lubricate all your joints. That’s why we say, “No pain, no gain.” But you shouldn’t go and do all these extra stretches, this opening, that opening, all this nonsense, this is unnecessary. If you go and do all those things, then you’ll hurt your body. Then when you come to practice you suffer. So don’t do unnecessary extra stretches. Whatever you do in practice here, that is enough.

Q: Why when you do Pasasana, you start on the left side and when you switch sides, you don’t jump back?
A: You’re learning with me? I taught you Pasasana?
Q: No, Saraswati.
A: Right side means right shoulder. Which is your right shoulder?
Q: And why we don’t jump back when we change sides?
A: There is no vinyasa, that’s why. (we laugh) It’s a death trap. Pasa means death trap. We don’t give time, just straight away you go 🙂 There are some asanas which don’t have vinyasa.

Q: How do you get rid of shaking or trembling or extra spastic energy?
A: Get rid of the fear. You have lots of fear? No fear?
Q: I mean after practice, later in the day, sometimes my hands shake, especially if I’ve had coffee. Well even when I haven’t had coffee…
A: You have to strengthen your body. Stamina has not yet come so your body is going through lots of changes internally. Whatever you do at home is different from what you do here. Here it is more intense. Like led class, for example, intermediate led class- after that you need to go home and take rest for one hour. So there will be high energy level after practice. Your body has not learned how to withstand, how to handle this much energy. Slowly it will get used to that. Sometimes you get so much energy you feel like fighting with someone. That’s why you have to be careful not to do too many asanas. It can make you aggressive.

Q: As long as I don’t have any pain in my body, can I keep practicing during my menstruation?
A: No, you shouldn’t practice. It’s not about straining yourself. It is about your internal organs.
Q: Is it the full practice that should be avoided or just inversions for ladies?
A: Full practice for three days you should avoid. No matter whether you are strong, you can climb a hill or whatever. But here, yoga practice you have to stop. I know you don’t listen to me 🙂 but you should. Because you have to protect your internal organs. In future if you want to have baby, you can have problems. You can have uterus problems if you strain yourself during that time.

Q: What if you have to choose between satya and ahimsa? For example, if being truthful causes harm, what should you do? Do you choose ahimsa and not speak the truth? What if in not speaking the truth, you are doing more harm? How to balance these limbs?
A: There is a way to say everything. There is always a way to make someone understand. That art you have to learn. The art of teaching, the art of making others understand, you have to learn. Then, if you are following ahimsa, you will be following satya. If you are following satya, you will be following ahimsa. They are two faces of the same coin.

Q: What is your teaching schedule going to be for next year?
A: God only knows. I have not planned yet for next year. If I don’t teach, my wife will get really angry. She doesn’t want to see me in the house. I have not planned yet for next year. First let me settle down in the new house. There are many things.

Q: When we are here, we are in a very supportive environment. It’s easier to do the right thing and to enhance our spiritual growth when we are here. What do you suggest to us when we are not here and are away for months? How to keep progressing?
A: First you have to establish yourself. You have to make yourself stronger. Wherever you go, you should be capable of dealing with things. You should do your practice always. A teacher can teach you, but he cannot monitor you always and see what you are doing. I have thousands of students. How can I monitor everyone? Whatever you have learned, whatever moral support you have received through this Shala, through the practice, it should continue to grow within you. How it grows? By doing more practice. Keeping this practice everyday. You have to establish this strongly within you. Until then it will be very difficult. There are lots of aversions, there are doubts, sometimes there will be laziness, lack of determination, lack of concentration…all these things will arise within us. First we have to get rid of these things by doing our practice. Mentally, physically, you must become stronger. Like I said, yoga needs sa tu dirghakala (practice for a long time). You can’t get results in six months, 1 year, 2 years. Dirghakala. I have practiced for 24 years now. Everyday. So now when I get up, automatically I take my mat and go practice. If I go to the forest also, I practice. Once in Africa, I was doing my practice in my tent. I was in Kapotasana and a lion came, he was roaring next to me. It was the best Kapotasana of my life.

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DOMANDE E RISPOSTE CON SHARATH JOIS

 

 

Di seguito una selezione delle domande e risposte tra Sharath e gli studenti di Ashtanga Yoga durante l’ultima conferenza della stagione a Mysore quest’anno. Intero articolo su Priya’s travel blog..

March 23, 2014 – KPJAYI in Mysore
Sunday Conference with Sharath Jois.

 
Sharath: Questa è l’ultima conferenza della stagione, quindi se avete qualsiasi dubbio prima di andare… Lo so che i dubbi continuano a tornare. Se non ci sono dubbi, non ci sono risposte.

Q: CI può dire un po’ di più sul conteggio nella pratica guidata? Lo so che sono dei numeri… ma c’è di più?
A: Non è un mantra, è semplicemente 1, 2, 3… contare. Contare in sanscrito, questo è tutto. Ekam, dve, trini significano 1, 2, 3. E questo per farvi capire quanti vinyasa ci sono in ogni asana. Questo è il motivo per cui si conta. Il mantra è un qualcosa di totalmente diverso. Mantra è chanting. In inglese, lo traducete come chanting.

Q: Una ragazza ha domandato di nuovo in merito al praticare nei giorni di luna nuova e piena e durante il ciclo per le donne. Ha detto che era agitata quando non praticava in quei giorni.
A: Come ho detto durante l’ultima conferenza, allora fate japa. Se vi sentite agitati dal non praticare gli asana in quei giorni, fate japa.

Q: Da ciò che ho letto su Guruji, ho l’impressione che fosse solito spingere fisicamente i suoi studenti ai loro limiti. Come facciamo a sapere quanto dobbiamo spingere nella nostra pratica?
A: Quanto spingere voi stessi? Finchè non sentite dolore (risata generale). Il vostro corpo resisterà. Il corpo è molto intelligente. Vi dirà: ‘No, non spingere più di questo’. Ma la vostra mente non ascolta. Questo è il problema. Voi vedete gli altri e vi dite ‘oh, ma loro lo stanno facendo, devo farlo anch’io!’. A quel punto spingete più del dovuto e vi fate male. Il vostro corpo è molto intelligente. Sa quando fermarsi. Si fermerà automaticamente.
Q: E quanto deve durare la pratica se si fa solo una serie? 2 ore?
A: Una serie dura 1h20minuti. Se fai la prima serie. Ma se pratichi qui e poi vai a casa a pratichi di nuovo… e continui a farlo… qualcuno fa esercizi per aprire la schiena, qualcun’altro quelli per aprire le anche, allora finirai col farti male. C’è un limite a tutto. Se mangi un grande thali per 4 volte al giorno, che succede? Il tuo corpo non riuscirà più a trattenerlo. Presto ti sentirai male. Non sarai in grado di digerire tutto quel cibo. Fare gli asana è uguale. Se ne fai 200 in un giorno, il prossimo giorno non riuscirai ad alzarti. Finisci all’ospedale.

Q: C’è una storia che spiega lo ‘Shala time’ (nota: l’orologio nella shala a Mysore è sempre avanti rispetto all’ora reale di 10/15 minuti).
A: Molti studenti hanno fatto la stessa domanda. Si, non vogliamo che i nostri studenti siano pigri. Teniamo sempre l’orologio 10 minuti avanti così che possano essere puntuali. Viene dal parampara. Non ci posso fare nulla (risata generale). Guruji teneva sempre l’orologio 10 minuti avanti. Era sempre puntuale. Mai in ritardo. Se chiedeva a qualcuno di venire alle 5h, lui era lì già 5 minuti prima. Ormai sono molti anni che è così.

Q: Ci può parlare dei bandha?
A: Con chi studi?
Studente: Saraswati.
Sharathji: Da quanto tempo?
Studente: 6 mesi.
Sharathji: E’ troppo presto per conoscere i bandha 🙂 Ad ogni modo bandha significa ‘chiusura’. Bandha significa chiudere, fermare, sigillare. Questo è bandha. Mula bandha, uddhiyana bandha, jalandhara bandha, questi sono i 3 bandha. Dovremmo praticarli non solo durante gli asana; satatam mula bandhanat,sempre mula bandha. Mula bandha è serrare l’ano. Uddhiyana bandha, il basso addome. Una volta che si padroneggia il mula bandha, automaticamente viene anche l’uddhiyana bandha. Jalandhara bandha è applicato soprattutto durante pranayama e solo in alcuni asana. Ci sono alcuni asana da assumere specificatamente per il pranayama, allora si deve applicare. Jalandhara bandha è portare il mento allo sterno. Questi sono i bandha. Altri 2 anni di pratica e poi ti dirò di più in merito agli stessi perché questo è un argomento vasto.

Q: Quando va fatto il mauli kriya?
A: Quando sei malato.
Q: Solo?
A: Sei malato ora?
Q: No, ma ero solito farlo come riscaldamento. Alcuni insegnanti dicono di farlo come riscaldamento, altri dicono di no, quindi non so.
A: No, i kriya vanno fatti solo quando non si sta bene. Quando gli asana non riescono a risolvere il problema. Per esempio, se hai un brutto raffreddore e i seni nasali sono bloccati e non riesci a respirare… fai gli asana ma non va via, allora fai neti. Se pratichi asana ma sei ancora costipato, allora fai basti. Questo puoi farlo, altrimenti con tutta la pratica non hai bisogno di fare i kriya. Una pratica degli asana regolare curerà molte malattie se fatta correttamente.

Q: Nella prima serie dell’Ashtanga, il focus è più sui piegamenti in avanti che quelli indietro. Da quel che ho capito, l’idea è quella di sviluppare i bandha e risvegliare il mula chakra per prima. Qual è la sua interpretazione della sequenza?
A: L’ultima volta vi ho detto che la prima serie è per chikitsa vibhaga, curare malattie. Ci sono molte posture attraverso le quali andiamo a guarire i nostri organi interni, rafforzarli, purificarli e farli lavorare correttamente. Facendo posture come Pascimattanasana, Ardha baddha padma Pascimattanasana, Janusirsasana, premiamo sugli organi interni il che è molto utile per purificarli e curare malattie. Questa è una delle ragioni per cui ci sono tanti piegamenti in avanti. Nel fare i piagamenti in avanti si va anche a rafforzare la parte posteriore del corpo. Prima bisogna rafforzare la parte posteriore del corpo. Venne un dottore che aveva problemi di schiena. Per molti anni aveva sofferto di dolori alla zona lombare. Era molto giovane, aveva solo 28 anni. Gli ho insegnato Pascimattanasana, ardha baddha padma Pascimattanasana, Triyangmukhaikapada Pascimattanasana, etc., e praticandole con respiro naturale il dolore è andato via. Questo è chikitsa. Ci sono molte posture nella prima serie. Prima dobbiamo renderci forti e in salute. Indipendentemente dal fatto che ci siano dolori o meno, questo yoga chikitsa, questa prima serie fa molto bene, rafforzerà tutti gli organi interni. Una volta che sei forte internamente, allora sarà facile procedere alla seconda serie. Molte persone hanno una grossa pancia e mi chiedono come fare a ridurla. Gli rispondo con i piegamenti in avanti. Le posture della prima serie ridurranno il volume della vostra pancia. Il vostro basso addome diventerà più forte, più magro.

Q: Ci può spiegare anche la 2a, 3a, 4a serie?
A: When sarai pronto, te le spiegherò.

Q: Quando si può iniziare con i dropback (piegamenti indietro dall’alto)?
A: Una volta che hai finito la prima serie, allora puoi iniziare con i dropback. Fino a quel momento, non dovresti farli. Prima perfeziona i piegamenti in avanti, poi cominci ad approfondire quelli indietro. Altrimenti il tuo Kurmasana e Supta Kurmansana ne soffriranno. Alcune persone hanno una schiena molto flessibile ma in Kurmasana e Ekapada Shirshasana fanno fatica. Quindi fai prima la prima serie per molti anni. Alcune persone vi insegneranno come andare in equilibrio sulle mani (handstand), pensano che è molto attraente. Come ho detto molte volte, fanno ekam, dve, trini, e vanno in handstand. E’ tutto un voler mostrare. Pensano di essere molto avanzati. Ma quelle persone non riescono a fare Kapotasana. Gli studenti che riescono a fare Kapotasana molto bene o con facilità, fategli fare handstand ogni giorno, ad ogni ora del giorno e vedete dopo 6 mesi com’è il loro Kapotasana. Non sarà lo stesso Kapotasana. Ho fatto molta ricerca… aiutando gli studenti, guardandoli, facendo la mia stessa pratica. Dovete fare le posture solo al momento opportuno, quando dovete farle. Non potete farle in qualsiasi momento. Non posso camminare in handstand su e giù per le scale. A quel punto diventerebbe faticoso per me fare Kapotasana. Un giusto bilanciamento è molto importante. Se siete bravi negli handstand, questo non significa che dovete farli continuamente.

Q: Se c’è una lesione, come fare a sapere se bisogna lavorare sulla lesione o sulla postura?
A: A volte, quando il corpo è in fase di cambiamento, avrete diversi dolori e indolenzimenti. Anche per me, con ogni nuova postura c’era un nuovo dolore. Quand’ero diciottenne o diciannovenne e ci siamo spostati da Laxmipuram a Gokulam, avevo alcuni amici con cui andavo in biciletta al Kukkarahalli Lake. Alcuni di questi miei amici facevano parte dei National Cadet Corps. Mi univo ai loro allenamenti perché era divertente. Andavamo in bicicletta, a correre, facevamo addominali e flessioni. A quell’età vuoi mostrare i muscoli ed impressionare le ragazze. Nessuno si impressiona ma… 🙂 quando sei giovane vuoi fare tante cose per essere in forma. Ma quando ho ripreso ad imparare yoga con mio nonno, ho sofferto molto. Con ogni postura, c’era un nuovo dolore. La mia schiena era ok, era flessibile, ma quando sono arrivato a Ekapada Shirshasana, che dolore. Alcuni giorni non riuscivo neanche a camminare quando ho imparato Ekapada Shirshasana. Ma con la pratica il corpo è cambiato. Dovete dare al corpo il tempo necessario per il cambiamento. E utilizzare un sacco di olio di cocco sulle articolazioni. Una volta al giorno dopo la pratica andate a casa e mettete olio di cocco e poi lavatelo via con acqua calda. Questo lubrificherà le vostre articolazioni. Questo è il motivo per cui diciamo “No pain, no gain.” (senza sofferenza, nessun guadagno). Ma non dovreste fare tutti questi extra stretching, questi e quegli esercizi di apertura, tutti questo è una sciocchezza, non è necessario. Se lo farete, farete del male al vostro corpo. Poi quando praticate, soffrite. Quindi non fate tutti questi esercizi extra. Ciò che fate durante la vostra pratica qui, è sufficiente.

Q: Perchè in Pashasana si comincia sul lato sinistro e non si salta indietro quando si cambia lato?

A: Stai imparando da me? Ti ho insegnato Pashasana?
Q: No, Saraswati.
A: Lato destro significa spalla destra. Qual è la tua spalla destra?
Q: E perché non saltiamo nel cambiare lato?
A: Perchè non c’è vinyasa, ecco perché (risata generale). E’ la trappola della morte. Pasha significa trappola della morte. Non gli diamo il tempo, la facciamo immediatamente 🙂 Ci sono posture che non hanno il vinyasa.

Q: Come liberarsi da agitazione, tremori o extra spasmi?
A: Liberati dalla paura. Hai molte paure? Nessuna paura?
Q: Intendo dopo la pratica, più tardi durante la giornata, a volte le mie mani tremano, specialmente se bevo caffè. Anche quando non bevo caffè…
A: Devi rendere più forte il tuo corpo. La resistenza non è stata ancora sviluppata e il tuo corpo sta andando attraverso numerosi cambi interni. Ogni cosa che fai a casa è diverso dal farlo qui. Qui è più intenso. Come ad esempio per le classi guidate, la seconda serie guidata, dopo devi andare a casa e riposare per 1 ora. C’è maggiore energia dopo la pratica. Il tuo corpo non ha ancora imparato a gestirla. Lentamente si abituerà. Talvolta si ottiene tanta energia che si vorrebbe litigare con qualcuno. Questo è un motivo per cui bisogna stare attenti a non fare troppe posture. Possono renderti aggressivo.

Q: Se non ho nessun dolore, posso praticare durante le mestruazioni?
A: No, non dovresti praticare. Non ha a che fare con extra sforzi. Ha a che fare con i tuoi organi interni.
Q: Dovrebbe essere evitata tutta la pratica o solo le inversioni?
A: La pratica completa va evitata per 3 giorni. Non importa se sei forte, puoi scalare una montagna o fare altro. Qui, devi interrompere la tua pratica. So che non mi ascolti 🙂 ma dovresti. Perchè così proteggi i tuoi organi interni. Se in futuro vuoi avere un bambino, puoi avere problemi. Puoi avere problemi all’utero se sforzi durante quel periodo.

Q: Quando siamo qui, siamo in un ambiente che ci supporta molto. E’ facile fare la cosa giusta e progredire lungo il nostro cammino spirituale. Cosa ci consiglia per quando non siamo here, quando siamo via per qualche mese? Come continuare a fare progressi?
A: Prima di tutto dovete stabilizzarvi in voi stessi. Dovete rendere voi stessi più forti. Dovunque andiate, dovrete essere capace di gestire ciò che accade. Dovreste sempre fare la vostra pratica. Un insegnante vi può insegnare, ma non vi può controllare sempre e vedere cosa state facendo. Ho migliaia di studenti. Come posso controllare tutti? Qualsiasi cosa avete imparato, qualsiasi supporto morale avete ricevuto in questa Shala, attraverso la pratica, dovrebbe continuare a crescere al vostro interno. Come cresce? Facendo la vostra pratica. Facendo la vostra pratica quotidianamente. Dovete stabilire questo in modo molto forte in voi. Fino a quel momento, sarà molto difficile. Ci sono molti diversivi, ci sono dubbi, a volte c’è pigrizia, mancanza di determinazione, mancanza di concentrazione… tutte queste cose si presenteranno in voi. Prima di tutto dobbiamo sbarazzarci di tutte queste cose facendo la nostra pratica. Mentalmente, fisicamente, dovete diventare più forti. Come detto, yoga necessita sa tu dirghakala (pratica per lungo tempo). Non puoi ottenere risultati in 6 mesi, 1 anno, 2 anni. Dirghakala. Io ho praticato per 24 anni ora. Ogni giorno. Così ora quando mi sveglio, automaticamente prendo il mio tappetino e pratico. Anche se vado in una foresta, pratico. Una volta in Africa, stavo facendo la mia pratica in una tenda. Ero in Kapotasana quando un leone si avvicinò, stava ruggendo non lontano da me. Ho fatto il miglior Kapotasana della mia vita.

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THE THOUSAND BENEFITS OF UJJAYI BREATH

– scorrere giù per la versione in italiano –

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In a previous article I mentioned that what makes yoga so effective – compared to gymnastics and sports in general – is the combination of asanas (postures) with breath and bandhas. Bandhas have already been covered (see ‘In search of Mula Bandha‘ and ‘Keep calm and hold Uddiyana Bandha‘), so today we focus on Ujjayi breath.

Please notice that I’m talking about Ujjayi breath and not Ujjayi pranayama. The stages of Ujjayi breath technique are several, for sake of simplicity we distinguish between breath (where no holding of it is involved) and pranayama (which include breath retention). Actually, for those who have been to Mysore, you might have heard Sharath Jois at KPJAYI to say that during asana practice there is no Ujjayi at all, only ‘breath with sound’ and this is because yogic texts only mentions full Ujjayi pranayama with retention.

Made this clarification, let’s see what is Ujjayi breath, how to practice it and its benefits.

 

Ujjayi breath:

Ujjayi is a sanskrit word made of:

breathing_in_and_out– ‘Ud‘, a prefix which means moving upward and

– ‘Jaya‘ which means conquest, victory;

therefore, it is usually translated as ‘victorious‘. But why such a name? Because Ujjayi breath is a method through which lungs are expanded fully in all directions, hence the chest expands and moves upwards similarly to that of a victorious warrior.

 

How to practice it:

This breath technique requires a slight contraction of the glottis, the upper opening of the larynx, partially closing it with the epiglottis, just as it naturally happens when swallowing. By doing that while inhaling and exhaling air through both nostrils, a ‘hissing sound’ – such as an aspirant ‘hhhhh’ – is produced. The sound shouldn’t be too strong, as that might bring strain to the vocal chords, but just audible to the practitioner. Inhalations and exhalations should be equal in duration, long and deep.

 

Why to practice it along with asanas?

When practicing Ujjayi along with asanas, we get several benefits out of it. Extending the inhalation, more oxygen comes in resulting in more vitality; extending the exhalation, more toxins are expelled out. But the real difference between Ujjayi breath and a normal long breath is the heating developed when slightly contracting the glottis, a heat that develops from inside and makes the body more flexible, hence preparing us for a safer practice. The increase in the heat level of the body also foster perspiration, so we can get rid of more toxins and become healthier.

But the benefits of Ujjayi are not limited to the physical sphere only. Observing the quality of the breath while practicing yoga, i.e listening to its sound, tells us a lot about our attitude in the practice: a strained, irregular, forced breath, for example, is a clear indicator that we should change something, let go of something. The yogic text Gheranda Samhita states that, if practiced correctly, it has a soothing effect on the nervous system and calms the mind, as it has a profoundly relaxing effect, slows down the heart rate and lowers the blood pressure. The Ujjayi breath is therefore a potent tool of Pratyahara (withdrawal of the senses): as we focus on the sound of our breath, it becomes easier and easier to increase our concentration during the practice as a first step to allow it to become a moving meditation. So, the main reason to practice Ujjay is to still the mind.

Finally,

“Remember the connection between breath and movement: every movement comes out of breath. Rather than moving with and following the breath, the breath should initiate the movement. Practicing this way, we will be moved by the breath like the autumn wind picking up leaves.”

– Gregor Maehle

 

 

 

I MILLE BENEFICI DEL RESPIRO UJJAYI

 

In un articolo precedente ho menzionato che ciò che rende lo yoga così efficare – in rapporto alla ginnastica e allo sport in generale – è la combinazione degli asana (le posture) con il respiro e i bandha. Dei bandha ne ho già parlato (vedi ‘Alla ricerca del Mula Bandha‘ e ‘Keep calm and hold Uddiyana Bandha‘), pertanto oggi ci concentriamo sul respiro Ujjayi.

Notate che sto parlando di respiro Ujjayi e non di Ujjayi pranayama. Gli stadi della tecnica di respirazione Ujjayi possono essere diversi, per semplicità qui faccio distinzione tra respiro (che non comprende il trattenere l’aria dentro o fuori dai polmoni) e pranayama (che invece li include entrambi). Per chi è stato a Mysore, probabilmente avrete sentito Sharath Jois al KPJAYI dire che durante la pratica degli asana non c’è affatto respiro Ujjayi, ma solo ‘respiro con suono‘ e questo perché nei testi yogici si parla solo di Ujjayi pranayama completo di ritenzione.

Fatti questi chiarimenti, vediamo cos’è il respiro Ujjayi, come praticarlo e i suoi benefici.

 

Respiro Ujjayi:

Ujjayi è una parola sanscrita composta da:

– ‘Ud‘, un prefisso che significa ‘muovere verso l’alto’ e

– ‘Jaya‘ che significa conquista, vittoria;

pertanto è solitamente tradotto con il termine ‘vittorioso‘. Ma perché tale nome? Perchè il respiro Ujjayi è quel procedimento attraverso cui i polmoni sono completamente espansi in tutte le direzioni, quindi il petto si espande e muove verso l’alto come quello di un guerriero vittorioso.

 

Come praticarlo:

Questa tecnica di respirazione richiede una leggera contrazione della glottide, l’apertura superiore della laringe, chiudendola parzialmente con l’epiglottide, così come avviene naturalmente nella fase di deglutizione. Facendo ciò mentre si inspira e si espira l’aria attraverso entrambe le narici, viene emesso un sibilo. Tale suono non deve essere forzato (potrebbe in questo caso creare tensione a livello delle corde vocali), ma udibile al praticante. L’inspirazione e l’espirazione dovrebbero essere della stessa durata, lunghe e profonde.

 

Perchè praticarlo insieme alle posture?

Quando pratichiamo il respiro Ujjayi insieme agli asana, otteniamo molteplici benefici. Estendendo l’inspirazione, assumiamo più ossigeno che si traduce in una maggiore vitalità; estendendo l’espirazione, espelliamo più tossine. Ma la reale differenza tra l’Ujjayi e un normale respiro sebbene lungo consiste nel calore che si sviluppa quando contraiamo leggermente la glottide, un calore che si sviluppa dal nostro interno e che rende il corpo più flessibile, preparandoci pertanto ad una pratica più sicura. L’aumento del calore corporeo favorisce anche una maggiore sudorazione, consentendoci così di espellere più tossine ed avere un corpo più sano.

I benefici dell’Ujjayi, però, non si limitano al solo aspetto fisico. Anzi. Osservando la qualità del respiro mentre pratichiamo yoga, ascoltando il suo suono, ci dice molto circa la nostra attitudine nella pratica: un respiro forzato, affannoso, irregolare, ad esempio, è un chiaro indicatore del fatto che dobbiamo cambiare qualcosa, che dobbiamo lasciare andare qualcosa. Il testo yogico Gheranda Samhita riporta che, se praticato correttamente, il respiro Ujjayi ha un effetto calmante sul sistema nervoso e pacifica la mente, dal momento che è estremamente rilassante, abbassa la frequenza cardiaca così come la pressione sanguigna. Il respiro Ujjayi, quindi, è un potente strumento di Pratyahara (ritiro dei sensi): focalizzandoci sul suono del respiro, diventa sempre più facile concentrarsi durante la pratica come primo passo a farla diventare una meditazione in movimento. Pertanto, la ragione principale per adottare l’Ujjayi è acquietare la mente.

Infine,

“Ricorda la connessione tra respiro e movimento: ogni movimento viene dal respiro. Piuttosto che muoversi con e seguire il respiro, il respiro dovrebbe dare inizio al movimento. Praticando in questo modo, saremo mossi dal respiro come il vento d’autunno solleva le foglie”

– Gregor Maehle

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KEEP CALM AND HOLD UDDIYANA BANDHA

– scorrere giù per la versione in italiano –

uddiyana-bandha-ashtanga-yoga-italia-milano-Rosa-TagliafierroIn a previous blogpost, ‘In search of mula bandha‘, I mentioned that out of 3+1 yogic locks, the most important ones when practicing asanas are Mula Bandha and Uddiyana Bandha. The former was covered in the same post, so today let’s focus on Uddiyana Bandha.

In sanskrit, uddiyana means ‘rising’ or ‘flying’. Why such a name for a lock?

Uddiyana bandha is so-called by the yogis because through its practice the prana rises through sushumna – HYP 3.55

Hatha Yoga Pradipika (HYP) follows saying that, through its practice, prana shakti is concentrated in a particular point in the navel region generating a natural flow of energy (the great bird of prana) ready to move upward along the spine. How do we activate this lock? There are 2 ways to engage it depending on which practice are we doing: 1/ asana or 2/ stand-alone uddiyana bandha.

sharath-jois-ashtanga-yoga-italia-milanoDuring the asana practice, we apply a mild uddiyana bandha consisting in a gentle / moderate contraction of the lower transversus abdominis muscle, the innermost of the flat muscles of the abdomen which runs horizontally around the torso and helps in containing ribs and abdominal organs, providing thoracic and pelvic stability. In this case, the lower part of the transversus abdominis has to be isolated from the upper one and contracted, bringing only the part of the abdomen below the navel back towards the spine. Else, the free movement of the diaphragm would be prevented.

During the stand-alone practice, a full uddiyana bandha has to be engaged. Hence, according to yogic texts:

krishnamacharya

krishnamacharya

The region above and below the navel should be drawn backward with effort – HYP 3.59

Hatha Yoga Pradipika also explain that this movement involves not only sucking in the belly but also pulling it up and that it should be learned from a guru. (HYP 3.57-3.58). It should be performed always on an empty stomach and, to start with, in a standing position. Later it can be done sitting or even lying on the back. When performed on its own, it should be done after asanas and pranayama and before meditation.

Benefits of uddiyana bandha:

According to texts, uddiyana bandha brings tons of benefits. HYP says it is the lion that conquers the elephant of death (HYP 3.57), that even an old person can become young when it is done regularly (HYP 3.58) and that there is no doubt that after 6 months of practice, death is conquered (HYP 3.59). Enticing, isn’t it? 🙂

Bihar School of Yoga is a bit more ‘pragmatic’ about what those benefits are: the practice of uddiyana bandha massages and tones all abdominal organs, removes lethargy, soothes anxiety and tension, stimulates digestion and the functions of pancreas and liver. When performed fully, exerts pressure on the lungs massaging them and enhancing the functions of the entire respiratory system, massages the heart, enhances the blood circulation and stimulates on a subtle level the solar plexus influencing the distribution of energy throughout the body. Hence,

Of all the bandhas, uddiyana is the best. Once it is mastered, mukti or liberation occurs spontaneously – HYP 3.60

Next blogpost will be about Ujjayi breathing / pranayama. Click the follow button on the right-hand side to receive it directly in your inbox. Stay tuned!

 

 

KEEP CALM AND HOLD UDDIYANA BANDHA

In un blogpost precedente, ‘Alla ricerca del mula bandha‘, ho menzionato che dei 3+1 sigilli yogici, i più importanti quando si praticano asana sono il Mula Bandha e l’Uddiyana Bandha. Del primo ne ho parlato nello stesso post, oggi ci concentriamo su Uddiyana Bandha.

In sanscrito, uddiyana significa ‘sollevare’ o ‘volare verso l’alto’. Perchè chiamare così un sigillo?

Uddiyana bandha è così chiamato dagli yogi perchè attraverso la sua pratica il prana risale attraverso sushumna – HYP 3.55

L’Hatha Yoga Pradipika (HYP) prosegue dicendo che, attraverso la pratica di tale bandha, il prana shakti (l’energia vitale) viene concentrato in un’unico punto nella regione addominale generando un flusso naturale di energia (definito il grande uccello del prana) pronto a risalire lungo i canali sottili presenti lungo la colonna. Ma come attiviamo questa chiusura energetica? Ci sono 2 modi per farlo, a secondo se stiamo praticando 1/ asana o 2/ facendo uddiyana bandha da solo.

Durante la pratica degli asana, applichiamo un più leggero uddiyana bandha che consiste in una gentile / moderata contrazione della parte bassa del muscolo trasverso dell’addome, ovvero il più profondo dei muscoli dell’addome che corre orizzontalmente intorno al busto e aiuta a contenere le costole e gli organi addominali, fornendo stabilità toracica e pelvica. In questo caso, la parte bassa del muscolo trasverso dell’addome deve essere isolato da quella alta e contratta, portando solo la parte dell’addome al di sotto dell’ombelico indietro verso la colonna. Altrimenti, si va ad impedire il libero movimento del diaframma con impatti sulla respirazione.

Durante la pratica stand-alone, va attivato un uddiyana bandha completo. Secondo i testi yogici:

La regione sopra e sotto l’ombelico dovrebbe essere tirata indietro con forza – HYP 3.59

L’Hatha Yoga Pradipika aggiunge anche che questo movimento non consiste solo nel tirare indietro la pancia ma anche nel sollevarla verso l’alto, e che dovrebbe essere imparato da un guru (HYP 3.57-3.58). Dovrebbe essere sempre fatto a stomaco vuoto e, per cominciare, da in piedi. In seguito, può essere praticato anche stando seduti o sdraiati sulla schiena. Quando praticato da solo, dovrebbe essere fatto dopo gli asana e il pranayama e prima della meditazione.

Benefici dell’uddiyana bandha:

Secondo i testi, l’uddiyana bandha è fonte di numerosi benefici. L’HYP lo paragona al leone che conquista l’elefante della morte (HYP 3.57), dice che anche una persona anziana può tornare giovane quando lo pratica con regolarità (HYP 3.58) e che non ci sono dubbi sul fatto che dopo 6 mesi di pratica regolare, la morte è conquistata (HYP 3.59). Allettante, no? 🙂

La Bihar School of Yoga è un po’ più ‘pragmatica‘ in merito a quali sono i benefici: la pratica dell’uddiyana bandha massaggia e tonifica tutti gli organi addominali, rimuove la letargia, calma ansia e tensioni, stimola la digestione e le funzioni del pancreas e del fegato. Quando praticato nella sua versione completa, esercita pressione sui polmoni massaggiandoli e migliorando le funzioni dell’intero sistema respiratorio, massaggia il cuore, migliora la circolazione sanguigna e stimola su un piano sottile il plesso solare influenzando la distribuzione dell’energia in tutto il corpo. Pertanto,

Di tutti i bandha, uddiyana è il migliore. Una volta padroneggiato, la liberazione (mukti) occorre spontaneamente – HYP 3.60

 

Il prossimo blogpost tratterà del respiro Ujjayi. Per riceverlo direttamente nel tuo inbox, clicca il bottone ‘follow’ in alto a destra. Resta aggiornato!

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IS YOGA PHYSICAL, SPIRITUAL OR RELIGIOUS? RECOUNTED BY EDDIE STERN

eddie-stern-milano-italia-ashtanga-yoga– scorrere giù per la versione in italiano –

Eddie Stern was in Milan this week-end and I couldn’t miss the chance to practice with him and to attend one of his lectures yesterday afternoon. The subject was Samkhya philosophy and what is yoga. Here a short story he related to answer the question ‘Is yoga physical, spiritual or religious?’:

Once, somebody asked Krishnamacharya: what are yogasanas for?

Krishnamacharya answered:

For those who have faith, asanas are done to realize the link between the individual self and the cosmic Self. Here comes into play the word yoga as union.

For those who do not believe in God, but believe in the individual self, then yoga is the union between that individual self and the mind.

Finally, for those who do not accept the individual self, yogasanas aid the union between self (body) and prana (vital force).

Hence, what is yoga? Yoga is religion, spirituality or physicality based on our own perspective on the Universe!

As clear as that…

 

E’ LO YOGA FISICO, SPIRITUALE O RELIGIOSO? RACCONTATO DA EDDIE STERN

 

Eddie Stern è a Milano questo fine settimana e ne ho approfittato per praticare con lui così come partecipare ad una delle sue ‘conferenze‘ ieri pomeriggio. L’argomento era la filosofia Samkhya e cos’è lo yoga. Di seguito una breve storia che Eddie ha raccontato per rispondere alla domanda ‘Lo yoga è fisico, spirituale o religioso?’:

Una volta qualcuno chiese a Krishnamacharya: a cosa servono le posture nello yoga?

Krishnamacharya rispose:

Per coloro che hanno fede, le posture vengono fatte per realizzare il link tra il sè individuale ed il Sè cosmico. Qui viene in gioco il termine yoga nel suo significato di ‘unione’.

Per coloro che non credono in Dio ma credono in un sè individuale, allora lo yoga è l’unione tra quel sè individuale e la mente.

Infine, per coloro che non accettano l’esistenza di un sè individuale, le posture aiutano l’unione tra il sè (corpo) e il prana (la forza vitale).

Quindi, cos’è lo yoga? Lo yoga è religione, spiritualità o pura fisicità a secondo della nostra visione dell’Universo.

Semplice…

 

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IN SEARCH OF MULA BANDHA

– scorrete giù per la versione in italiano –
 

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Have you ever wondered what’s the difference between yoga and gymnastic?

Gymnastic, as well as sport in general, is a great way to keep fit though, whenever you try yoga, you can immediately perceive that there is something more, something that has to do with your overall energy in addition to body awareness and fitness.

So, what makes yoga so effective? Combination of asanas (postures) with breath and bandhas. The sanskrit word ‘bandha’ means ‘lock’, ‘bondage’, ‘foundation’ and there are 3+1 different locks:

a) Mula bandha, root lock;

b) Uddiyana bandha, rising or flying lock;

c) Jalandhara bandha, chin lock;

d) Maha bandha, which happens when all above 3 are engaged.

During asana practice, and especially when practicing ashtanga yoga, the first 2 bandhas are emphasized as well as ujjayi breathing (while jalandhara bandha and maha bandha are mainly used in pranayama). What are they? Let’s see Mula Bandha today.

In sanskrit, mula means ‘root’ and roots recall the image of a tree. Mula bandha is than the lock which happens at the base of our subtle tree, that is to say our spine which represents our nervous and energetic system. But, what is practically mula bandha?

By contracting the perineum the downward moving apana vayu is forced to go upward. Yogis call this mula bandha – HYP 3.62

mula_bandhaVery often mula bandha is explained as contraction of the anus, as often heard by Sharath or previously by Pattabhi Jois. Many other teachers, as well as the lineage from Bihar School of Yoga, considers mula bandha as the contraction of the perineum (that is the muscle between genitals and anus) for men and the contraction of the cervix for women.

I actually prefer the latest explanation as contraction of the anus is known as Aswini Mudra. Sometimes you might have even heard ‘mula bandha is like refraining the stimulus of peeing’, well it is not even the contraction of the genitals as that is known as Vajroli Mudra.

In fact, mula bandha is a point in the centre of the body, neither in the front nor in the back, where the energy flows when the contraction of the pelvic floor happens. Mastering it over time means to move from the physical body to the energetic body, finally it is said to happen only mentally.

According to Hatha Yoga Pradipika (HYP 3.65 – 3.69) the role of mula bandha is not only to refrain apana vayu (the descending prana or prana of elimination) from falling but also to encourage it to raise so that it can meet prana vayu (the ascending prana or prana of absorption) in the chest. This happens through the development of subtle heat in the ‘root’ area because of the contraction of the perineum/cervix which can ultimately awaken the potential of dormant kundalini and enlightenment be reached.

Are you wondering how long should mula bandha be kept for all that to happen?

Just as a snake enters its hole, so kundalini goes into brahma nadi. Therefore the yogi must always perform mula bandha. – HYP 3.69

Next blogposts will be about Uddiyana Bandha and Ujjayi breathing / pranayama. Click the follow button on the right-hand side to receive them directly in your inbox. Stay tuned!

 

 

ALLA RICERCA DEL MULA BANDHA

 

Vi siete mai chiesti qual è la differenza tra fare yoga e fare ginnastica?

Ginnastica, così come lo sport in generale, è un ottimo modo per restare in forma anche se nel momento in cui si inizia a praticare yoga, si percepisce immediatamente un qualcosa in più difficile da definire, qualcosa che ha a che fare con il nostro livello di energia in aggiunta alla consapevolezza del corpo e al sentirsi bene.

Allora, cosa rende lo yoga così efficace? La combinazione delle posture (asana) con il respiro e i bandha. La parola sanscrita ‘bandha’ significa ‘chiusura’, ‘sigillo’, ‘fondamenta’ ed esistono 3+1 di queste chiusure:

a) Mula bandha, sigillo della radice;

b) Uddiyana bandha, sigillo che fa volare;

c) Jalandhara bandha, sigillo del mento;

d) Maha bandha, avviene quando tutte e 3 le chiusure elencate prima sono attive.

Durante la pratica delle asana, e specialmente durante la pratica dell’ashtanga yoga, i primi 2 bandha vengono particolarmente enfatizzati così come il respiro ujjayi (mentre jalandhara bandha e maha bandha sono usati principalmente durante la pratica del pranayama). Cosa sono esattamente? Oggi vediamo il mula bandha.

In sanscrito, mula significa ‘radice’ il che richiama l’immagine di un albero, Il mula bandha, infatti, è quel sigillo, quella chiusura che avviene alla base del nostro albero energetico, ovvero la nostra colonna vertebrale che a livello sottile rappresenta il nostro sistema nervoso nonchè energetico. Ma cos’è praticamente il mula bandha?

Attraverso la contrazione del perineo l’apana vayu dal movimento discendente è costretto ad andare verso l’alto. Gli yogi chiamano questo mula bandha. – HYP 3.62

mula_bandhaMolto spesso il mula bandha è spiegato come la contrazione dell’ano, come spesso riportato anche da Sharath o precedentemente da Pattabhi Jois. Molti altri insegnanti, così come la Bihar School of Yoga, considerano il mula bandha come la contrazione del perineo (il muscolo compreso tra lo sfintere anale e i genitali) per gli uomini nonché la contrazione della cervice per le donne.

Io personalmente mi ritrovo maggiormente in quest’ultima spiegazione, in particolare perchè la contrazione dello sfintere anale è conosciuto in yoga come Ashwini Mudra.

Altre volte, invece, il mula bandha viene descritto come ‘trattenere la pipì’, ma non si tratta neanche della contrazione dei genitali dal momento che la stessa è conosciuta in yoga come Vajroli Mudra.

In effetti, il mula bandha è un punto al centro dell’area pelvica che non è né nel fronte né nel retro, un punto in cui l’energia fluisce quando la contrazione del pavimento pelvico avviene. Padroneggiare il mula bandha significa muoversi da un piano puramente fisico ad un piano energetico e alla fine si dice avvenire ad un livello puramente mentale.

Secondo l’Hatha Yoga Pradipika (HYP 3.65 – 3.69), il ruolo del mula bandha è duplice: frenare la discesa dell’apana vayu (il prana discendente o dell’eliminazione) nonchè incoraggiare lo stesso a risalire in modo da incontrare il prana vayu (il prana che risale o prana dell’assorbimento) all’interno del torace. Questo avviene attraverso il sottile sviluppo di calore ‘nell’area della radice’ grazie alla contrazione del perineo / della cervice, calore che può risvegliare il potenziale dormiente della kundalini e portare al raggiungimento dell’illuminazione.

Vi state chiedendo per quanto tempo occorre mantenere il mula bandha perchè ciò avvenga?

Allo stesso modo di un serpente che entra nella sua tana, così la kundalini entra nel brahma nadi. Pertanto lo yogi deve sempre mantenere attivo il mula bandha. – HYP 3.69

I prossimi blogpost tratteranno dell’Uddiyana Bandha e del respiro Ujjayi. Per riceverli direttamente nel vostro inbox, cliccate il bottone ‘follow’ in alto a destra. Stay tuned!

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5 TOP REMEDIES FOR BODY PAIN

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Ouch!

A hand glides on the yoga mat and your wrist goes off, you get off balance in sun salutation and your shoulder undergoes an uneven stretch or you are almost there in full lotus pose when you feel a pin in your knee… ouch!

At other times, you go to bed feeling perfectly well and the very moment you wake up something feels wrong or you’ve been grabbing a shoe on the floor and just while you’re coming up your back seems not to collaborate any longer.

As much as you may try to avoid or prevent it, on and off the mat, and for whatever reason, body pain can happen… unfortunately! Hence, what to do?

Hereafter my top 5 favourite remedies without recurring to allopathic medicines, in my preferred order:

 

1/ Take a rest with a castor oil bath which has helped me in recovering from body pain a few times now. Covering the body with castor oil helps to release all sorts of tensions, relaxes the muscles and mind, works in breaking up scar tissue, helps in recovering from body pains, cools you down, makes you more flexible and prevents injuries. How does that sounds? Click here for details on how to take a castor oil bath.

2/ Enjoy a massageaccording to the American Massage Therapy Association (AMTA), massage acts to improve performance, reduce pain, prevent injury, encourage focus and shorten recovery time. As a result of the pressure, an increased and enhanced blood circulation follows helping to relieve muscle tension, reduce soreness and make for a faster recovery. As a consequence, the relaxed muscles can experience “an increase in range of motion and flexibility”. The effects of a massage, nonetheless, are not limited to the physiological side, they go far beyond producing benefits on the psychological side as well: stress, tension and anxiety are reduced while relaxation is promoted bringing an overall feeling of wellness. As a consequence, focus is improved.

Well, I would say there are good reasons to have a massage! 🙂 But, which one to choose? As an ashtanga practitioner, my favourite ones are rather energetic such as the deep tissue massage and the thai massage, which work on releasing specific knots and tensions for different muscle layers.

3/ Have a hot shower, before and after your yoga practice – The heat applied to muscles has a great effect: it releases them encouraging relaxation! So do not hesitate to take a hot shower before heading to the mat as well as after your practice, so to give a rest to fatigued muscles. In addition, the heat makes the healing process faster in case of injuries. How come? Any chemical reaction in our body is spurred by heat, so a hot shower increases for a while the rate of the chemical reaction happening in our muscles helping them to recover quicker.

4/ Treat yourself with proper foodthe way we eat has a direct effect on our body. There are foods that encourage inflammation in muscles and joints (i.e. highly processed food as well as food high in trans fat and sugar) which may lead over time to more pain, while there are other foods that prevent inflammation such as:

flaxseeds. Very high in Omega 3, make sure to take them grounded so not they don’t pass straight through the digestive system without having the opportunity to assimilate all of their benefits;

ghee. A kind of clarified butter which is considered very helpful in lubricating joints and keeping them healthy amongst all other benefits listed by ayurveda;

nuts, vegetable oils, organic fresh vegetable, etc…

5/ Take a sea salt bath – Enough time for a bath? Fill your tub with hot water, add sea salt and than soak in it for about 20 minutes. Heat will help in relaxing the muscles while sea salt will help you in getting rid of toxins. Perfect if you match it with a detox diet.

 

Of course, undergoing one of the above-mentioned treatment once in a while will be a nice cuddle, nonetheless you won’t get the same benefits as undergoing a regular program. Try them all, choose the ones which resonate with you and make them part of your daily or weekly routine. As in your yoga practice, the benefits are cumulative, that is to say: the more regularly you do them, the more you will receive back. Think of it as a preventive maintenance 🙂

 

Those are the methods that have been working for me. Which are yours? Please share in comments.

 

Read more:

MIRACLES A CASTOR OIL BATH CAN MAKE TO YOU

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HOW YOGA TRANSFORMS YOUR BODY

 

Recall your first yoga class.

You were feeling tense, physically stiff, emotionally rigid, lacking coordination and most likely kept gazing in awe to all others around you. Nonetheless, you tried your best and… you must have felt some benefits coming out of it in order to decide to keep it going 🙂 Well, I did. I still remember my first shavasana after the very first ashtanga class. I had not a drop of energy left and felt like melting into the mat, a feeling of utter abandonment that went far beyond the physical experience.

And if you have been practicing regularly for a while, you may already have experienced that the benefits of yoga play at different levels (physical, emotional and mental). Over the last two weeks, we saw the basic principles of health and wellness included in Patanjali’s Yoga Sutras and the relationship in yoga philosophy between wellness and the law of karma. And something that still strikes me is that you can start experiencing the yoga benefits right away, starting from your very first class.

Just staying on the physical side, I found this article on how yoga transforms our bodies (from The Huffington Post) very interesting, as it links every quoted benefit to a specific study conducted over the last a few years. I know, as a practitioner we know the good yoga does to us, but reading of so many confirmations from different studies do pacify our inquiry mind 🙂

 

Posted: 10/28/13 EDT  |  Updated: 03/05/14 EST

How Yoga Changes Your Body, Starting The Day You Begin (INFOGRAPHIC)

The Eastern practice of yoga has become a modern-day symbol of peace, serenity and well-being in the West. More than 20 million Americans practice yoga, according to the 2012 Yoga in America study, with practitioners spending more than $10 billion a year on yoga-related products and classes.

The mind-body practice is frequently touted for its ability to reduce stress and boost well-being, but it also offers wide-ranging physical health benefits that rival other forms of exercise. While the scientific research on yoga’s health benefits is still young, here’s what we know so far about its potential effects on the body. View the infographic below and scroll down for more detailed information.

yoga-benefits-on-the-body-and-mind

via huffingtonpost.com

Infographic by Jan Diehm for The Huffington Post

 

After Class.

Improved Brain Function.
Just 20 minutes of Hatha yoga — an ancient form of the practice that emphasizes physical postures rather than flow or sequences — can improve cognitive function, boosting focus and working memory. In a University of Illinois study, participants performed significantly better on tests of brain functioning after yoga, as compared to their performance after 20 minutes of vigorous aerobic exercise.

Lower Stress Levels.
Yoga’s stress-busting powers may come from its ability to lessen the activity of proteins that are known to play a role in inflammation, according to a study published last year from University of California, Los Angeles researchers.

Alter Gene Expression.
A small Norwegian study suggested that yoga’s many healthy benefits might come from its ability to alter gene expression in immune cells.

Increased Flexibility.
A recent Colorado State University study found that Bikram yoga — a form of yoga in which a series of 26 postures are performed for 90 minutes in a heated room — is linked with increased shoulder, lower back and hamstring flexibility, as well as greater deadlift strength and decreased body fat, compared with a control group.

 

After A Few Months.

Lower Blood Pressure.
People with mild to moderate hypertension might benefit from a yoga practice, as a study from University of Pennsylvania researchers found that it could help to lower their blood pressure levels. Researchers found that people who practiced yoga had greater drops in blood pressure compared with those who participated in a walking/nutrition/weight counseling program.

Improved Lung Capacity.
A small 2000 Ball State University study found that practicing Hatha yoga for 15 weeks could significantly increase vital lung capacity, which is the maximum amount of air exhaled after taking a deep breath. Vital lung capacity is one of the components of lung capacity.

Improved Sexual Function.
A 2009 Harvard study published in the The Journal of Sexual Medicine showed that yoga could boost arousal, desire, orgasm and general sexual satisfaction for women. Yoga can also improve women’s sex lives by helping them to become more familiar with their own bodies, according to a review of studies published in the Journal of Sex and Marital Therapy, as reported by CNN.

Reduced Chronic Neck Pain.
A German study published in The Journal of Pain showed that four weeks of practicing Iyengar yoga (a type of Hatha yoga that stresses proper alignment and the use of props) is effective in reducing pain intensity in adults suffering from chronic neck pain.

Anxiety Relief.
A 2010 Boston University study showed that 12 weeks of yoga could help to reduce anxiety and increase gamma-aminobutyric (GABA) levels in the brain (low levels of GABA have been linked with depression and anxiety disorders).

Relief from Chronic Back Pain.
Researchers at West Virginia University found Iyengar Yoga to be more effective in reducing pain and improving mood than standard medical treatment among those with chronic lower back problems.

Steady Blood Sugar Levels in People with Diabetes.
Adding yoga to a typical diabetes care regimen could result in steady blood sugar levels, according to a 2011 Diabetes Care study. Reuters reported that just three months of yoga in addition to diabetes care resulted in a decrease in body mass index, as well as no increases in blood sugar levels.

Improved Sense of Balance.
Practicing an Iyengar yoga program designed for older adults was found to improve balance and help prevent falls in women over 65, according to a 2008 Temple University study.

 

After Years.

Stronger Bones.
A 2009 pilot study by Dr. Loren Fishman showed that practicing yoga could improve bone density among older adults.

“We did a bone mineral density (DEXA) scan, then we taught half of them the yoga, waited two years, and did another scan,” Fishman previously told The Huffington Post. “And not only did these people not lose bone, they gained bone. The ones who didn’t do the yoga lost a little bone, as you would expect.”

Healthy Weight.
Researchers from the Fred Hutchinson Cancer Research Center in Seattle found an association between a regular yoga practice and decreased weight — or at least a maintained weight — among more than 15,000 healthy, middle-aged adults.

“Those practicing yoga who were overweight to start with lost about five pounds during the same time period those not practicing yoga gained 14 pounds,” study researcher Alan Kristal, DPH, MPH, told WebMD.

Lower Risk Of Heart Disease.
As part of a healthy lifestyle, yoga may lower cardiovascular risk factors such as high blood pressure, cholesterol and blood sugar, according to Harvard Health Publications.

 

Want to get the links to the different studies? Read the article directly on The Huffington Post. Click here.

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PRINCIPLES OF HEALTH AND WELLNESS IN PATANJALI’S YOGA SUTRAS – GUEST BLOGPOST BY SUNIL SHARMA
YOGA PHILOSOPHY, THE LAW OF KARMA AND WELLNESS – GUEST BLOGPOST BY SUNIL SHARMA