LESS IS MORE. IN ASHTANGA YOGA AS WELL?

– scorrere giù per la versione in italiano –

Less is more.

– Mies van der Rohe

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In 1947 the famous architech Ludwig Mies van der Rohe adopted this sentence as a precept for minimalist design  and architecture, meaning that creations are more effective when keept simple and to the essential. Since than, ‘less is more’ saying has been applied to several different contexts and situations, from fashion design to business world, and expecially of lately.
Yesterday I was having lunch with some Spanish speaking friends of mine here in Mysore and we ended up doing a summary of our first month of practice with our teacher Sharath-ji at K. Pattabhi Jois Ashtanga Yoga Institute (KPJAYI). All of us have been practising less poses than we would normally do back home, some only primary series as it’s mandatory in the shala to practice only 1st series if this is your first trip to study here independently of where you are at in your own daily practice back home. And once you come back to study to KPJAYI, you resume the practice till the last posture Sharath-ji gave to you on your last trip, independently of how many years back it was and independently of the progresses you have done in the meanwhile at home / with your habitual teacher if you have one. And this is till you get one or a few more poses when Sharath-ji considers you ready for that, a readiness which goes a long way beyond you just being physically fit for it.
That was no news, as this is pretty normal around here. The real surprise was to find out that each and everyone of us had greatly benefited from the downsize. In a manner, the fact of focusing on a shorter practice (even just a bit) brings the attention to parts of it which are usually overlooked at because of the quantity, such as:
– bringing the attention to more subtle aspects of the practice such as the bandhas;
– working more on transitions, such as jumps through and back;
– working on pratyahara, the withdrawal of senses, during the practice;
– allowing the body to recover from old pains;
– giving more time and tries to the most difficult poses
which all made the single individual practice a better and more meaningful one.
So, let’s not just assume that more is always more. Our human nature comes with an inclination to desire more, to have more money, more clothes, travel more, having more of this and that and in the yoga world we are not immune of it. Often as ashtangis we long for more postures, we want “to do more” as we confuse that with “being more” compared to others or just to prove something to ourselves. In reality,  when we focus on quantity we loose some of the quality along the way. We tend to become less thoughtful, more in a hurry, more scattered and, hence, less in the present moment.
Therefore, every time we’re longing for a new pose, let’s think if we’re giving all that we can in the ones we already have and if we are exploring them all in each facet they have. And let’s remind ourselves, “do less, but do it better” because
“God is in the details”
– Mies van der Rohe

 

MENO E’ DI PIU’. ANCHE NEL MONDO DELL’ASHTANGA YOGA?

 

Meno è di più.

– Mies van der Rohe

Nel 1947 il famoso architetto Ludwig Mies van der Rohe ha adottato questa frase come un precetto per il design minimalista e l’architettura in generale, intendendo con la stessa dire che le creazioni sono più efficaci quando mantenute semplici ed essenziali. Da allora, il modo di dire ‘less is more’è stato applicato a numerosi diversi contesti e situazioni, dal mondo della moda a quello del business, e specialmente negli ultimi tempi.
Ieri ero a pranzo con alcune amiche di lingua spagnola qui a Mysore e siamo finite a fare un riepilogo del nostro primo mese di pratica con il nostro insegnante Sharath-ji al K. Pattabhi Jois Ashtanga Yoga Institute (KPJAYI). Ognuna di noi in questo mese ha praticato una sequenza più breve rispetto a quella che normalmente fa’ a casa, alcune solo la prima serie dal momento che nella shala è mandatorio fermarsi alla prima se questo è il tuo primo viaggo di studio qui e indipendentemente da quella che è la tua pratica quotidiana a casa. E una volta che torni al KPJAYI, riprendi la pratica esattamente dall’ultima postura che Sharath-ji ti aveva dato nel tuo ultimo viaggio qui, indipendentemente da quanti anni sono trascorsi e indipendentemente dai tuoi progressi nel frattempo a casa / con il tuo insegnante abituale se ne hai uno. E questo fin quando Sharath-ji non ti considera pronto per una o più nuove posizioni, un essere pronto che va ben al di là dell’aspetto puramente fisico.
Questa non è stata una novità, dal momento che è la prassi nei paraggi 😉 La vera sorpresa è stato scoprire che ognuna di noi aveva grandemente beneficiato da questo ridimensionamento. In un modo, il fatto di focalizzarsi su una pratica più breve (anche se di poco) aiuta a portare l’attenzione a quegli aspetti della stessa che di solito vengono trascurati a causa della quantità, come ad esempio:
– concentrarsi sugli aspetti più sottili della pratica come i bandha;
– lavorare di più sulle transizioni, come il salto attraverso ed il salto indietro;
– lavorare su pratyahara, il ritiro dei sensi, durante la pratica;
– permettere al corpo di recuperare da vecchi dolori;
– dare più tempo alle posizioni più ostiche e provarle di più
il che ha reso la pratica individuale di ciascuna di noi migliore e più significativa.
Pertanto, abbandoniamo l’idea che di più è sempre di più. La nostra natura umana porta con sè un’inclinazione a desiderare di più, ad avere più soldi, più vestiti, a viaggiare di più, ad avere di più di questo e di quello e nel mondo dello yoga non siamo immuni da questa tendenza. Spesso in ashtanga desideriamo fortemente nuove posizioni, vogliono “fare di più” perchè lo confondiamo con un “essere di più” rispetto agli altri e/o rispetto ad un’idea che abbiamo di noi stessi. Nella realtà, quando ci focalizziamo sulla quantità spesso tendiamo a perdere di vista la qualità lungo la strada.  Tendiamo a diventare meno attenti, meno accurati, più affrettati, più dispersivi e pertanto meno nel momento presente.

Quindi, ogni volta che ci troviamo a desiderare fortemente una nuova posizione, chiediamoci se stiamo dando il massimo ed esplorando le mille sfaccettature di quelle che già abbiamo. E ricordiamo a noi stessi, “fai di meno, ma fallo meglio” perchè
“Dio è nei dettagli”
– Mies van der Rohe
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2 Responses to LESS IS MORE. IN ASHTANGA YOGA AS WELL?

  1. Paola says:

    Pratico Ashtanga da oltre dieci anni e … grazie!

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