NO PAIN, NO GAIN?

– Scorrere giù per la versione in italiano –

 

no-pain-no-gain-ashtanga-yoga-italia-rosa-tagliafierroPain, pain, pain.

A favorite topics in many conversations amongst ashtanga yoga students, and not only. Here in Mysore, and not only. And it’s definitely one of the recurrent subjects during Sharath’s conferences. I have many questions myself about the topic and still haven’t got many answers… so, here some of the notes on the theme as spoken by the Boss during his talks over the last 2 months.

 

 

Is it pain essential to advance in the ashtanga practice?

“When the body is changing, there will be a lot of soreness and pain in the body. It starts from marichasana D. For some people even trikonasana is difficult. Different asanas require a different flexibility, different openings are needed.

Yoga doesn’t come easily.

Sa tu diirgha kaala nairantarya satkaaraasevitho drdhabhuumih – Yoga Sutra 1.14

The practice becomes firmly established when it has been cultivated uninterruptedly and with devotion over a prolonged  period of time.

Many years of practice will change your body, and with that you will also develop strenght and stamina. Many students are flexible like a noodle but they just can’t hold a posture. Nowadays each of you ask for new postures, but first you need to build strenght. And understand asanas and vinyasa properly. The correct sequence is very important because the asanas are interrelated. For example, back flexibility is very important before approaching kapotasana. Otherwise, it doesn’t come and you injure your back.

You should have patience. If you do patiently and intelligently, than you will gain. If you don’t listen to your teacher, than you will lose. (…) And many times injuries happen because you don’t breath properly in the asanas.”

 

What does pain teach us?

“Pain will remind you many things, it reminds you that you’re not special. It will make you more humble. It will teach you to be careful about yourself and about others. Pain is a teacher, it will teach you so many things! To understand what ahimsa (non violence) is, you need to go through pain. It forces you to go slowly, it makes you understand how your body works. It brings more consciousness, more attention to your practice.”

 

What to do when pain is there? Should we keep practising?

“There will be many pains coming from your practice. Don’t walk too much, don’t stretch at home, don’t go for massage: your body is clever than you. Rest! Put oil on your body! And keep doing your own practice! You may have to slow it down a lot, such as practising just half primary but you take your practice. Breath a lot. In this way, you will heal.”

 

And I like to add this: remind yourself why you are practising ashtanga yoga. If it’s just for the physical aspect of it, than you might want to stop if you get any pain, which by the way is what 99% of the physicians and doctors would recommend you to do (if they are not practitioners themselves). But we do not practise for the body only, we practise to calm the mind and elevate the spirit, and as such you can only think of keeping your practice going, maybe slowly but going.

I must say I don’t believe in the saying ‘no pain, no gain’ when it comes to physical pain. Actually I  do believe that:

Heyam duhkham anaagatam (Yoga Sutra 2.16)

Pain which is yet to come can be avoided.

Though, it may be the learning of a life….

 

 

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NESSUN DOLORE, NESSUN GUADAGNO?

 

Dolore, dolore, dolore.

Un argomento preferito in molte conversazione tra praticanti di ashtanga yoga, e non solo. Qui a Mysore, e non solo. Ed è decisamente uno degli argomenti ricorrenti nelle conferenze tenute da Sharath. Al riguardo ho molte domande io stessa e certamente mi mancano ancora molte risposte… ecco allora alcuni degli appunti presi al riguardo mentre parlava Sharath nei suoi talk nel corso degli ultimi 2 mesi.

Il dolore è essenziale per avanzare nella pratica di ashtanga?

“Quando il corpo cambia, ci sono un sacco di indolenzimenti e dolori. A cominciare da marichasana D. Ma per alcune persone, già trikonasana può essere difficile. Diverse posture richiedono una diversa flessibilità, diverse aperture sono necessarie.

Lo yoga non è facile.

Sa tu diirgha kaala nairantarya satkaaraasevitho drdhabhuumih – Yoga Sutra 1.14

La pratica diventa fermamente stabile quando è stata coltivata ininterrottamente e con devozione su un lungo periodo di tempo.

Molti anni di pratica cambieranno il vostro corpo, e mentre questo avviene svilupperete anche forza e resistenza, Molti studenti sono flessibili come un noodle ma non riescono a tenere una postura. Oggigiorno ognuno di voi vuole delle nuove posizioni, ma prima di tutto dovete costruire forza. E comprendere bene gli asana ed il vinyasa. Conoscere la sequenza in modo corretto è molto importante perchè le posizioni sono interrelate. Per esempio, che la schiena sia flessibile è molto importante prima di approcciare kapotasana. Altrimenti, non solo non viene ma vi fate anche male.

Dovete avere pazienza. Se praticate pazientemente e con intelligenza, ci guadagnerete. Se non ascoltate il vostro insegnante (nda. Sharath), ci perderete. (…). E molto spesso le lesioni nascono dal fatto che non respirate correttamente negli asana.

 

Cosa ci insegna il dolore?

“Il dolore vi ricorderà molte cose, vi ricorderà che non siete speciali. Vi renderà più umili. Vi insegnerà a stare più attenti a voi stessi e agli altri. Il dolore è un insegnante, vi insegnerà moltissime cose. Per capire cos’è ahimsa (non violenza), è necessario passare attraverso il dolore. Ti obbliga ad andare lentamente, ti forza a comprendere come funziona il tuo corpo. Apporta maggiore consapevolezza, maggiore attenzione alla vostra pratica.”

 

Cosa fare quando c’è un dolore? Bisogna continuare a praticare?

“Ci saranno molti dolori che verranno dalla vostra pratica. Non camminate troppo, non fate stretching a casa, non fatevi fare un massaggio: il vostro corpo è più intelligente di voi. Riposate! Usate olio sul vostro corpo! E continuate a praticare! E’ possibile che dobbiate rallentare e anche di parecchio, ad esempio tornare a praticare solo la metà della prima serie, ma continuate a fare la vostra pratica. Respirate molto nelle posizioni. In questo modo, guarirete.”

E a me piace aggiungere questo: ricordate sempre a voi stessi perchè praticate ashtanga yoga. Se è solo per l’aspetto fisico, allora ha un senso volervi fermare se c’è un dolore nel corpo, che tra l’altro è quanto il 99% dei medici o terapisti vi consiglierà di fare (se non sono praticanti essi stessi). Ma noi non pratichiamo solo per il corpo, pratichiamo per calmare la mente ed elevare lo spirito, e pertanto possiamo solo pensare di continuare a praticare, magari lentamente ma continuare a praticare.

Devo dire che non sposo la visione ‘nessun dolore, nessun guadagno’ inteso nella sua accezione fisica, ma piuttosto sono convinta che:

Heyam duhkham anaagatam (Yoga Sutra 2.16)

Il dolore che non si è ancora manifestato può essere evitato.

Anche se può essere l’apprendimento di una vita….

 

 

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2 Responses to NO PAIN, NO GAIN?

  1. Love this post.
    Speaks to my Ashtanga girl heart.
    Thank you.

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